lunedì 31 ottobre 2011
Economia : Fiat money: chi beneficia dalla creazione del danaro
E questo è ancora più importante in un momento storico come quello attuale, in cui comincia a sfogarsi la (giusta) rabbia dovuta alla crisi economica.
Infatti, se come avviene in tutti i media mainstream, ci si concentra sui sintomi e si evita di affrontare le cause, il risultato sarà quello di chiedere (e provvidenzialmente ottenere) provvedimenti che peggioreranno la situazione invece di migliorarla, come avvenuto nei primi del '900 quando a seguito delle problematiche dovute alla pratica della riserva frazionaria da parte delle banche, invece di vietare questo fraudolento comportamento è stata istituita la Federal Reserve come soluzione.
Questo video affronta in maniera semplice ed immediata la problematica della creazione del denaro dal nulla, spiegando chi è ne beneficia realmente. Si spiega come non sia la classe dei lavoratori ma al contrario quella dei più ricchi, che possono così arricchirsi sempre più, aumentando il divario con i più poveri.
Segue un articolo particolarmente in tema, di Hans-Hermann Hoppe.
Perchè lo stato richiede il controllo del denaro
di Hans-Hermann Hoppe
Immagina di essere nella posizione di comandare lo Stato, che definiamo come un istituzione che possiede il monopolio territoriale di prendere l'ultima decisione in ogni disputa, incluse quelle che coinvolgono lo Stato stesso ed i suoi agenti,e per implicazione, che possiede il diritto di tassare, ovvero di determinare unilateralmente il prezzo che ogni suo soggetto deve pagarti affinche tu possa esercitare il compito di decisore finale.
Agire in queste condizioni, o piuttosto, mancanza di condizioni, è ciò che costituisce la politica e l'azione politica, e dovrebbe essere chiaro sin dall'inizio che la politica, per la sua vera natura, significa sempre comportamento pericoloso. Non dal tuo punto di vista, naturalmente, ma pericoloso per coloro che sono soggetti alle tue regole come giudice ultimo.
E' prevedibile che sfrutterai la tua posizione per arricchirti alle spalle degli altri.
Più specificatamente, possiamo prevedere in particolare quale sarà la tua attitudine e politica per quanto riguarda il denaro e il sistema bancario.
Supponi di comandare su un territorio che si è sviluppato oltre la fase primitiva del baratto dove invece c'è in uso un comune mezzo di scambio, il denaro. Prima di tutto, è facile comprendere perchè saresti particolarmente interessato al denaro ed agli affari monetari. Come comandante dello Stato, in linea di principio, sei nelle condizioni di poter confiscare qualsiasi cosa tu voglia e ricavare per te un infinità di beni.
Ma piuttosto che confiscare i vari prodotti o beni di consumo, naturalmente preferirai confiscare del denaro. Perchè il denaro, essendo il bene più facilmente scambiabile, ti permette di spendere il tuo ricavo così da aquisire facilmente la più grande varietà di beni di consumo con la massima libertà e piacimento.
Allora è fondamentale che le tasse che imporrai alla società siano pagate in forma di denaro, siano esse sulla proprietà oppure sul reddito. Infatti il tuo obiettivo sarà sempre quello di tentare di massimizzare i tui ricavi dalle tasse.
In questo tentativo, tuttavia, non potrai fare a meno di incontrare delle difficoltà piuttosto difficili da trattare. Alla fine, i tuoi tentativi di aumentare continuamete i ricavi dalle tasse incontreranno il limite che tasse più alte non comportano ricavi più alti ma ricavi più bassi.
Il tuo ricavo, il tuo denaro da spendere, diminuirebbe, perchè i produttori, vessati da una aliquota fiscale sempre maggiore, semplicemente produrrebbero di meno.
In questa situazione ti rimarrebbe solo un altra opzione per aumentare o almeno per tentare di mantenere costante il tuo corrente livello di spesa: farti prestare questi fondi.
E per questo devi andare dalle banche, e da qui il tuo particolare interesse anche per le banche e l'industria bancaria. Se prendi in prestito del denaro dalle banche, queste ultime si prenderanno automaticamente un interesse sui tuoi ricavi futuri. Infatti esse vorranno che tu rimanga nel business, esse vogliono che lo Stato continui nella sua attività di sfruttamento. E dato che le banche tendono a diventare grandi attori nella società, il loro supporto ti sarà sicuramente di beneficio.
D'altra parte, come elemento negativo, se prendi in prestito del denaro dalle banche tu non solo dovrai restituirlo, ma dovrai anche pagare un interesse.
La domanda che allora ti salterebbe subito in mente in qualita di capo sarebbe: come posso liberarmi da queste restrizioni, dalla limitazione ai ricavi dovuta all'aumento dell'aliquota fiscale e dalla necessità di farmi prestare il denaro dalle banche dovendo però pagare un interesse?
Non è molto difficile vedere quale sarà la soluzione definitiva al tuo problema.
Puoi guadagnare la desiderata indipendenza sia dai cittadini che pagano le tasse e sia dalle banche se solo ti crei il monopolio territoriale di produttore del denaro.
Sul tuo territorio, tu sei l'unico a cui è permesso produrre denaro.
Ma questo non è ancora sufficiente.
Dato che il denaro è una normale "sostanza" che per essere prodotta comporta necessariamente grandi spese, non c'è molto altro da fare per te se non aspettarti grandi spese.
Molto più efficace sarebbe invece se tu utilizzassi la tua posizione di monopolista per abbassare i costi di produzione e la qualità del denaro sino ad arrivare vicino al costo zero!
Invece di una moneta di qualità costosa come l'oro o l'argento, sarebbe meglio se sostituissi a questi un bel pezzo di carta senza valore che potrebbe essere prodotto praticamente a costo zero. Normalmente, nessuno accetterebbe come mezzo di pagamento per qualcosa un pezzo di carta. I pezzi di carta sarebbero accettati come pagamenti solo se sono dei titoli di qualcos'altro, titoli su qualche proprietà reale. In altre parole, dovresti sostituire pezzi di carta che erano titoli su del denaro vero (su una proprietà reale), con pezzi di carta che sono titoli su niente.
In un'eventuale condizione competitiva, se ognuno fosse libero di produrre il proprio denaro, denaro che potrebbe essere prodotto a costo zero, è facile prevedere che tale denaro sarebbe prodotto in tali quantità fino ad arrivare ad ugugliare il ricavo marginale con il costo marginale, e dato che il costo marginale sarebbe pari a zero seguirebbe che anche il ricavo marginale sarebbe pari a zero, il potere di acquisto di questo denaro arriverebbe anch'esso a zero!
Da qui deriva la necessità di avere da parte tua il monopolio della produzione del denaro di carta, cosi da restringere l'offerta e evitare le condizioni dell'iperinflazione e la sparizione improvvisa e totale del denaro dal mercato (una fuga verso "valori reali"), tenendo presente che più si stampa denaro di carta più diminuisce il suo potere d'acquisto.
In un certo senso sei riuscito ad ottenere quello che tutti gli alchimisti e i loro accoliti hanno tentato di ottenere: produrre qualcosa di valore (denaro con un potere d'acquisto) da qualcosa che praticamente non ha nessun valore. Che impresa!
A te costa praticamente niente e puoi andare in giro e comprarti qualcosa di veramente grande valore, come una casa oppure una Mercedes; e puoi ottenere questi meraviglosi risultati non solo per te stesso ma anche per i tuoi amici ed accoliti, di cui improvvisamente scopri di averne molti di più di quanto pensavi (compresi molti economisti, che spiegano perchè il tuo monopolio è qualcosa di veramente buono per tutti).
Ma quali sono gli effetti?
Il primo e principale è che più denaro di carta non aggiunge niente, neppure un infinitesimo ulteriore bene reale. Ci sono esattamente tanti beni quanti ne esistevano prima. Questa considerazione rifiuta immediatamente la nozione, apparentemete considerata giusta da molti se non tutti i principali economisti, che "più" denaro possa in qualche maniera aumentare "la ricchezza sociale".
Credere ciò, come lo crede chiunque proponga come efficiente e "socialmente responsabile" via d'uscita dai problemi economici la cosiddetta politica di stimolo monetario, è credere nella magia: che le pietre, o piuttosto la carta, possa essere trasformata in pane!
Piuttosto, la moneta addizionale che hai stampato avrà due effetti principali.
Da una parte, i prezzi saranno più elevati di quanto lo sarebbero stati altrimenti, e il potere d'acquisto di ogni unità monetaria si abbasserà.
In una parola, il risultato sarà l'inflazione.
Più importante, tuttavia, sarà che tutta questa nuova massa di denaro non aumenta (o diminuisce) il totale dell'attuale ricchezza sociale (la totale quantità di tutti i beni della società), ma redistribuisce la ricchezza esistente in favore tuo e dei tuoi amici, in favore di coloro che ricevono prima il nuovo denaro. Tu ed i tuoi amici diventate più ricchi (aumentate la vostra ricchezza acquisendo una certa parte della ricchezza totale) a spese dell'impoverimento degli altri (che diminuiscono la loro parte della ricchezza totale).
Il problema, per te ed i tuoi amici, con questa decisione istituzionale non è che non funziona. Funziona perfettamente, sempre a tuo (e dei tuoi amici) vantaggio e sempre alle spese degli altri!
Tutto quello che devi fare è evitare l'iperinflazione.
Perchè in questo caso la gente eviterà di utilizzare il tuo denaro e correrà nel rifugio dei "beni reali", rubandoti così la tua bella bacchetta magica. Il problema con il tuo monopolio del denaro di carta, se ce n'è uno, è solo quello che in questo caso la notizia sarebbe immediatamente estesa agli altri e riconosciuta per quello che in effetti è, come la più grande rapina.
Ma questo problema può essere superato se, in aggiunta al monopolio della produzione di denaro ti fai anche tu banchiere ed entri nel business fondando la tua bella banca centrale.
Dato che puoi creare denaro dal niente, puoi creare dal niente anche del credito.
Infatti, dato che ora puoi creare credito dal nulla (ovvero senza aver prima risparmiato), sei nelle condizioni di poter offrire prestiti alle condizioni più basse di chiunque altro, addirittura a tassi d'interesse pari a zero (o perfino negativi). Con questa nuova facoltà, non solo hai eliminato la tua vecchia dipendenza dalle banche e dall'industria bancaria; avrai ottenuto molto di più, renderai le banche dipendendi da te, e cosi potrai forgiare un'alleanza e una complicità permanente tra le banche e lo Stato.
Addirittura potrai evitare di essere direttamente coinvolto nel business di investire il credito che hai creato. Quest'incombenza, insieme al rischio connesso con essa, puoi tranquillamente lasciarla nelle mani delle banche commerciali.
Quello che tu e la tua banca centrale dovrete fare sarà solo una cosa: creare credito dal nulla e prestare questo denaro ad un tasso inferiore a quello di mercato alle banche commerciali. Invece di pagare tu l'interesse alle banche, saranno le banche che ora pagheranno l'interesse a te!
E le banche a loro volta presteranno il nuovo credito da te creato ai loro amici ad un interesse appena maggiorato ma sempre al di sotto di quello di mercato (per guadagnare dalla differenza tra i due interessi).
In aggiunta, per far si che le banche siano particolarmente disponibili a lavorare con te, permetterai anche che le banche creino una certa quantità di credito creato dal nulla (il libretto degli assegni) costruito sul credito dal nulla creato da te (sistema bancario a riserva frazionaria).
Quali sono le conseguenze di questa politica monetaria?
Per gran parte sono le stesse di quelle della "moneta facile": come prima cosa, una politica monetaria "facile" è inflazionaria. Quando si mette in circolazione più denaro i prezzi saranno più alti, e il potere d'acquisto sarà più basso rispetto al caso in cui non fosse stato messo in circolazione.
In secondo luogo, anche l'espansione del credito non ha nessun effetto sulla quantità e qualità dei beni reali attualmente in esistenza. Non li aumenta nè li diminuisce. Più denaro è semplicemente più carta. Non fa e non farà crescere di una virgola la ricchezza sociale.
Terzo, il credito "facile" causerà una sistematica redistribuzione della ricchezza sociale a favore tuo e della banca centrale con il suo cartello di amici. Tu riceverai un ricavo dall'interesse pagato sul denaro che hai creato praticamente a costo zero (al posto del denaro risparmiato con sacrificio da un vero ricavo precedente), e così faranno le banche, che potranno ricevere un interesse dai prestiti creati con il tuo denaro creato dal nulla.
Sia tu che le tue banche amiche vi approprierete di un ricavo non guadagnato.
Tu e le tua banche vi arricchirete alle spalle del denaro proveniente dal risparmio reale dei tuoi cittadini (che ricevono un interesse più basso di quello che avrebbero ricevuto in assenza del tuo denaro creato dal nulla).
Dall'altra parte, c'è un altra fondamentale differenza tra una politica di moneta facile (stampa e spendi) ed una di credito facile (stampa e presta).
Una politica di credito facile altera la struttura di produzione, ovvero cosa si produce e chi produce, in maniera assolutamente significante.
Tu, il capo della banca centrale, puoi creare credito dal nulla.
Non devi risparmiare del denaro dai tuoi ricavi, non devi tagliare prima le tue spese, non devi astenerti dal comprare determinati beni di consumo reali (così come deve fare ogni persona normale se vuole fare credito a qualcuno). Devi solo accendere la stampante e abbassare qualsiasi tasso d'interesse richiesto dai prestatori sul mercato.
Abbassare l'interesse sul tuo prestito non comporta nessun sacrificio da parte tua (ecco perchè questa istituzione è cosi "buona").
Se le cose vanno bene, riceverai comunque un interesse positivo dal tuo denaro, se invece le cose non andranno bene, potrai sempre coprire le perdite in maniera più facile di qualunque altro: potrai coprire le perdite stampando una quantità addizionale di denaro di carta.
Senza costi e senza nessun rischio personale di perdite, puoi prestare del credito praticamente indiscriminatamente a chiunque e per qualsiasi scopo, senza preoccuparti della solvibilità del debitore o della qualità del suo business plan. A causa del tuo credito "facile", certe persone (in particolare i banchieri d'affari), che altrimenti non avrebbero le qualità sufficienti per ottenere credito, e certi progetti (in particolare quelli delle banche e dei loro clienti più importanti), che non sarebbero considerati profittevoli o troppo rischiosi, invece otterranno il credito e verranno finanziati!
Essenzialmente, la stessa cosa accade alle banche commerciali all'interno del cartello bancario. Grazie alla loro speciale relazione con te, come coloro che ricevono per primi il tuo prestito fatto dal denaro di carta senza costo, anche queste banche potranno offrire prestiti ai loro clienti ad un tasso d'interesse più basso di quello di mercato, e se le cose andranno bene per loro andranno bene anche per le banche, in caso invece di problemi potranno sempre affidarsi a te, al monopolista della produzione del denaro, per lasciarsi salvare cosi come ti salveresti tu nel caso ti trovassi con problemi finanziari: stampando più denaro di carta.
Analogamente, anche le banche saranno nella condizione di preoccuparsi meno della rigorosa selezione dei loro clienti e dei loro progetti, mentre saranno più disposti a finanziare le persone "sbagliate" ed i progetti "sbagliati".
E c'è una seconda significativa differenza tra la politica "stampa e spendi" e quella "stampa e presta" e questa differenza spiega perchè la redistribuzione a favore tuo e dei tuoi amici banchieri messa in moto dal credito facile prende la forma di un momentaneo ciclo di espansione e depressione, di una fase iniziale di generale prosperità (di una generale aspettativa di aumento dei redditi e della ricchezza futura) seguita da una fase di generale impoverimento (quando la prosperità della fase di espansione si rivela essere una mera illusione).
La fase di espansione-depressione è la conseguenza logica, fisicamente necessaria, del credito creato dal nulla, del credito non corrispondente ad un pari risparmio antecedente, del credito fiduciario (o come preferisci chiamarlo) e del fatto che ogni investimento richiede tempo e può mostrare se ha avuto successo solo dopo, in un determinanto momento nel futuro.
La ragione del ciclo economico é tanto elementare quanto fondamentale.
Robinson Crusoe può dare in prestito a Venerdi del pesce (che non ha consumato). Venerdì può convertire questo prestito in una rete da pesca (ovvero può sostenersi mangiando il pesce mentre costruisce la rete), e con questa rete Venerdi, in linea di principio, potrà essere nelle condizioni di ripagare il prestito a Robinson, più l'interesse, e guadagnare ancora del pesce aggiuntivo come profitto.
Ma questo è fisicamente impossibile se il prestito di Robinson è fatto solo di denaro di carta, una ricevuta dove c'è solo scritto "pesce", ma che non corrisponde a del pesce vero dal momento che Robinson non ha risparmiato niente avendolo consumato (si è mangiato il pesce e ha dato a Venerdi un pezzo di carta con la scritta "pesce" che si è invece pappato!).
Quindi, e necessariamente, Venerdi non potrà che fallire nel suo tentativo d'investimento.
In una economia semplice come quella del baratto, questa verità diventa immediatamente apparente. Venerdi non accetterebbe mai del credito fatto di ricevute di carta (ma solo del credito fatto di cose reali), e per questo motivo il ciclo di espansione e depressione non avrebbe mai inizio!
Ma in una economia complessa come quella monetaria, il fatto che il credito sia stato creato dal nulla con denaro di carta non è evidente: le banconote di denaro dal nulla date a credito sono esattamente uguali alle altre (quelle create con il risparmio vero), e per questo motivo queste banconote sono accettate da coloro che prendono a prestito (Venerdi).
Ma questo non cambia la verità fondamentale che niente può essere prodotto da niente e che progetti d'investimento intrapresi senza un finanziamento reale (dal risparmio reale) debbono fallire. Ma questo spiega anche perchè la fase di boom, una fase di crescita del livello degli investimenti accompagnato dalle aspettative generalizzate di un aumento dei redditi e della ricchezza può avere inizio (Venerdì infati accetta le note con la scritta "pesce" invece di rifiutarle immediatamente).
Questo spiega perchè ci vuole del tempo prima che la realtà fisica venga fuori e riveli come illusorie certe aspettative.
Ma questa crisi, è una piccola crisi per te?
Anche se il tuo cammino verso la ricchezza è spesso ostacolato da queste crisi, causate dal regime di denaro di carta e dalle politiche della banca centrale, dal punto di vista del capo dello Stato e del capo della banca centrale, questo sistema di "stampa e presta" che redistribuisce a favore tuo e dei tuoi amici banchieri, anche se meno immediato ed efficace di quanto puoi ricavare dal sistema più semplice di "stampa e spendi", è ancora preferibile a quest'ultimo, perchè è molto più difficile da individuare e da comprendere per quello che veramente è!
Piuttosto che essere riconosciuta come una pura e semplice truffa organizzata da un parassita, perseguendo una politica di credito facile puoi pretendere addirittura di essere visto come un qualcuno impegnato nell'altruistico obiettivo di "investire nel futuro" (piuttosto che spendere nelle frivolezze quotidiane) e nel curare la crisi economica (piuttosto che nell'averla causata).
In che meraviglioso mondo viviamo!
Fonte: il blog di Dusty su Il portico dipinto
sabato 24 settembre 2011
Nucleare: Quale futuro?
Dopo l’ultimo risultato referendario che ha decretato ancora una volta il no al nucleare civile in Italia, Europeanphoenix ha intervistato in esclusiva l’Ingegnere Giuseppe Gherardi, ricercatore dell’ENEA, l’Agenzia italiana per lo sviluppo delle nuove tecnologie, energia e sviluppo sostenibile.
D: Ing. Gherardi dopo il risultato del referendum sul nucleare civile in Italia, che come quello del 1987 ha detto no all’installazioni di centrali nucleari sul suolo nazionale ed ha probabilmente sancito la definitiva uscita di scena dell’Italia da tali programma di sviluppo energetico, quale è il suo parere in merito?
R: Le due situazioni sono estremamente lontane: nel 1987 il sistema Italia aveva proposto soluzioni avanzate e, se non fosse stato deciso diversamente, sarebbe stata possibile una politica industriale che avrebbe consentito di competere nel settore nucleare con gli altri paesi industrializzati, non solo per il mercato interno, ma anche in quello internazionale. Oggi, anche se le industrie del settore mantengono una posizione competitiva (il mantenimento in funzione delle centrali obsolete in giro nel mondo è un mercato importante) sarebbe stato necessario uno sforzo notevole per consentire alle industrie nazionali di partecipare a una parte significativa della catena di fornitura (il 75% era l’obiettivo ambizioso che ci si poteva porre). Inoltre avremmo dovuto ricostruire la capacità operativa delle infrastrutture, a partire dall’autorità di sicurezza, e soprattutto doveva essere ricostruita la fiducia del pubblico nella trasparenza e nella competenza di tali istituti.
Poco si era fatto, e il risultato del referendum ha interrotto un processo che sarebbe stato benefico per il paese, ma che non era ancora iniziato.
D: Non crede che l’abbandono tout court del nucleare, probabilmente sull’onda emotiva del disastro di Fukushima, ...
... ci condanni per altri decenni a dover dipendere sempre di più dai combustibili fossili e dall’energia elettrica acquistata oltre confine, con tutti i problemi di dipendenza politica, economica e di inquinamento che essi comportano per la Nazione, con un peso sempre crescente sulla bolletta degli italiani.
R: Senza dubbio. Questo vale sia per l’uscita definitiva dal nucleare sia per le politiche dissennate che ci hanno portato a comprare dalla Cina sabbia trasformata in silicio per i pannelli fotovoltaici. Trasformazione che ha richiesto il consumo di elettricità prodotta dalle centrali cinesi a carbone, tra le meno efficienti e tra le più inquinanti del mondo. Energia che i pannelli acquistati a prezzi elevati dovranno lavorare ancora per anni prima di restituire interamente. Vale per le centrali eoliche costruite in Danimarca e in Spagna e installate in Italia, che arricchiscono gli investitori senza che nemmeno ci si prenda il disturbo di collegarle alla rete elettrica. Vale per le centrali a biomasse costruite in Germania e in Austria e installate in Italia, che sconvolgono gli equilibri ambientali e territoriali senza incidere tutte insieme più di qualche per cento della produzione elettrica nazionale. La conseguenza che prevedo è una drastica riduzione dei consumi, che naturalmente colpirà solo una parte della popolazione, quella che oggi paga gli incentivi alle rinnovabili e all’incompetenza dei decisori.
D: Si è usciti dal nucleare , ma ci si dimentica volutamente che l’Italia è di fatto nuclearizzata. Sul nostro territorio stazionano decine di bombe atomiche custodite nelle basi di aeree di Ghedi e Aviano dell’Us Air Force, senza contare quelle a bordo di navi e sottomarini dell’Us Navy che stazionano nel Mediterraneo, dove un incidente, non sarebbe il primo in ambito militare, è sempre possibile. Se non si vuole il nucleare allora si pretenda coerentemente che tutte le testate atomiche escano dall’Italia.Che ne pensa Ing. Gherardi?
R: Non vedo relazione tra le armi nucleari e le centrali elettronucleari. Non hanno in comune niente di più di quanto abbiano in comune le celle fotovoltaiche e i computer: il tipo di materia prima usata nel processo principale. La favola dello stretto collegamento tra nucleare civile e nucleare militare è basata esclusivamente sulle risorse dialettiche di chi sogna il benessere solare. Certo, anche per questi sognatori l’interesse per la sicurezza delle centrali nucleari supera di molto l’interesse per la possibilità di incidenti al nucleare militare. I piani di emergenza nei porti italiani presso i quali sostano vascelli con alcuni reattori nucleari funzionanti a bordo non sono particolarmente pubblici. Una cosa certa è che se in caso di incidente i vigili del fuoco facessero l’errore di avvicinarsi, troverebbero un severo fuoco di sbarramento.
D: In Europa vi sono attualmente circa 195 centrali atomiche, di cui 59 in Francia-5 Svizzera-1 in Slovenia-17 in Germania- 32 in Russia di cui almeno 11 in costruzione- 8 in Spagna- 19 in Gran Bretagna- 10 in Svezia- 4 in Finlandia- 15 in Ucraina, 2 in Romania, ecc. A parte la Germania che ha recentemente deciso di abbandonare progressivamente l’atomo, gli altri Stati europei sembrano che al momento vogliano proseguire sulla strada del nucleare o per lo meno non abbandonarlo del tutto. Questi dati fanno riflettere perché evidentemente altrove si ritiene che il nucleare sia un buon investimento sul fronte energetico e con pochi rischi per l’uomo. Ci potrebbe dire quale è oggi il livello tecnologico di questi impianti e la loro sicurezza.
R: Il livello di sicurezza è dimostrato dal fatto che i più gravi incidenti avvenuti hanno avuto conseguenze immediate tragiche ma molto meno gravi degli incidenti dovuti ad altre fonti energetiche (dal crollo delle dighe agli incidenti nell’uso degli idrocarburi, anche ieri in Kenya sono morte orribilmente 120 persone per l’esplosione di un deposito di carburante, ma la notizia era in trentesima pagina. In prima pagina c’era l’incidente “nucleare” in Francia). Le conseguenze a lungo termine non sono statisticamente rilevabili. Certo se Chernobyl avesse avuto il contenitore di sicurezza, non ci sarebbe stata la necessità di evacuare la regione attorno. Certo, se a Fukushima non avessero costruito i gruppi elettrogeni di emergenza in riva al mare, fidandosi delle opere di protezione anti tsunami, non avrebbero avuto danni economici molto elevati. Se non avessero confidato nelle protezioni antitsunami non sarebbero neanche morte 30 mila persone e non avrebbero neanche avuto il danno all’industria chimica (e il conseguente danno ambientale, che a differenza di quello nucleare avrà anche conseguenze misurabili sulla salute umana). Certo, un mondo guidato dalle istanze della finanza preferisce mantenere in funzione centrali che erano costruite per durare venti anni, prolungandone la vita fino a sessanta. Tecnologie obsolete, margini di sicurezza che si riducono, investimenti già ammortizzati: ricavi certi senza rischi, per gli investitori. Ritengo che vi siano molte centrali da chiudere al più presto, per costruirne di nuove. Quanto a lungimiranza, direi che sotto tale aspetto non c’è una grande differenza tra la “infinita saggezza degli italiani che hanno abbandonato il nucleare” e la miopia di paesi che annunciano spesso la chiusura delle centrali nucleari (ricordate la Svezia? Anni fa aveva annunciato la chiusura entro il 2010 di tutte le sue centrali, tutte costruite prima del 1980. Nel 2011 ha il 45% di produzione nucleare, e alimenta così anche le fabbriche di generatori eolici nella vicina Danimarca).
D: Fukushima è stato un evento eccezionale, per così dire imprevedibile ed unico, oppure a suo avviso vi sono state negligenze da parte dei giapponesi, che sappiamo di solito molto accorti e preparati sul fronte terremoti-maremoti?
R: A questa domanda si può rispondere solo col senno di poi. Ogni impresa umana poggia su assunzioni di rischio, suscettibili di essere falsificate: lo tsunami è stato superiore di molto ai valori previsti. Il numero delle vittime e i danni economici sono stati enormi anche per questo. Fukuschima è stato solo una delle molte tragiche conseguenze dello tsunami. Per quanto riguarda il prezzo in vite umane, 30mila volte inferiore alla somma degli altri.
A fronte di una catastrofe di queste dimensioni, io ritengo sia impossibile costruire difese invincibili, ma si debba piuttosto preparare una capacità di intervento, anche internazionale, per limitare i danni. Non sarebbe successo nulla se si fossero portati generatori elettrici per rialimentare le utenze essenziali per la sicurezza – del tipo che ogni esercito sposta in poche ore dove serve - Naturalmente questa preparazione non ha niente di specifico per il nucleare, dovrebbe essere prevista per dare la massima flessibilità di risposta a fronte di eventi imprevedibili. Qualcuno ha detto che in Italia non può esserci uno tsunami: sono perplesso, abbiamo un bel vulcano sottomarino nel Tirreno, qualcuno glielo è andato a dire che non può fare guai?
D: A tutt’oggi possiamo considerare 7 gli incidenti gravi occorsi a centrali atomiche (non sappiamo quelli segreti e militari), da quello di Kyshtym (Urss) nel 1957 che rientrava a livello 6 della scala INES (International Nuclear Event Scale) che va da 0 a 7, a Three Mile Island in Usa nel 1969 valore 5, Chernobyl (Urss) nel 1986 livello 7, fino ad arriva oggi a Fukushima livello 6. Nel mondo occidentale sono poche le ditte che producono reattori, la francese Areva, la General Electric e Westinghouse statunitensi, la Toshiba e Hitachi giapponesi. Ing. Gheradi, quale è oggi lo stato dell’arte in fatto di reattori nucleari?
Come detto sopra, il mancato rispetto dei limiti sulla durata di vita di progetto e il dissennato ricorso ai combustibili fossili hanno rallentato il progresso tecnologico del settore nucleare. Le centrali della quarta generazione potrebbero già essere in funzione, se non ci fosse stata una stasi di trenta anni.
R: Di cui non ha affatto beneficiato l’industria nucleare, costretta a vivere delle attività di service, ma il mondo della finanza – lo stesso che in questi giorni sta facendo vacillare il mondo – lo stesso che ha investito miliardi in impianti fotovoltaici senza portare a ricadute socioeconomiche al di là del lavoro degli installatori, preferibilmente fatti venire dalla Romania o altri paesi con manodopera a basso costo. In un caso e nell’altro il progresso è stato solo nel trovare le tecniche più efficaci nel drenare denaro dagli utenti per spostarlo al di fuori del sistema produttivo.
All’elenco delle industrie nucleari contenuto nella domanda aggiungerei i koreani e i russi, che stanno piazzando le loro centrali nucleari nel mondo secondo la politica industriale del loro paese e non secondo le incerte prospettive dei grandi investitori.
D: Nel mondo vi sono all’incirca 440 reattori nucleari attivi di cui 104 negli Usa, 59 in Francia e 53 in Giappone, la produzione di energia elettrica è pari a 370 Gigawat, ovvero il 16% della produzione mondiale e anche Cina, India e Iran si stanno affacciando al nucleare civile, a fronte di una domanda interna di energia sempre maggiore. Quali sono a tutt’oggi i problemi maggiori che l’utilizzo della fissione nucleare ha sull’ambiente? Si è trovata una valida soluzione al problema delle scorie radioattive?
R: Il problema delle scorie è speculare al vantaggio del nucleare rispetto alle altre fonti energetiche: bastano poche tonnellate di combustibile fissile ogni anno, in luogo di milioni di tonnellate di fossile. Anche le scorie, costituite dal fissile in parte utilizzato e non più adatto ai reattori dell’attuale generazione, sono poche tonnellate ogni anno. Alcuni paesi, come la Svezia, hanno costruito i depositi definitivi per queste scorie. La maggioranza degli altri paesi, sulla base dello stesso principio per cui si può far funzionare per sessanta anni un impianto progettato per venti anni, preferiscono tenere il combustibile esaurito presso le centrali stesse, in apposite economiche piscine. Come si è visto a Fukushima, questa non è esattamente la più sicura delle soluzioni.
I reattori più moderni utilizzano meglio il combustibile, quindi producono meno scorie per unità di energia generata. In futuro, quelle che oggi sono considerate scorie possono diventare una risorsa, per questo il deposito svedese non è in realtà così definitivo come sembra.
D: La fusione nucleare dovrebbe essere il futuro dell’energia mondiale, le scorie per il 90% hanno bassa radioattività che scompare in cento anni, nessun gas serra o radioattivo, nessuna produzione di plutonio e essendo estratto dall’acqua, il combustibile è disponibile ovunque e in quantità illimitata. Parrebbe la soluzione ideale, una fonte di energia pulita e in grande quantità. Quali sono oggi i progressi in questo settore e a che punto è la realizzazione di un primo reattore a fusione? In Italia ci sono le competenze necessarie per accedere a questa tecnologia e in futuro dotare la Nazione di centrali di questo tipo? Oppure l’uscita dal nucleare odierna ci precluderà anche questa strada d’indipendenza energetica, costringendoci a comperare elettricità dagli Stati confinanti?
R: Non ritengo che l’uscita dal nucleare dell’Italia possa pregiudicare la partecipazione ai programmi di sviluppo dell’energia da fusione. Partecipiamo attivamente e con capacità adeguate. Il danno dell’uscita dal nucleare è piuttosto di tipo indiretto: meno centri di ricerca e meno imprese che lavorano per tecnologie di punta, quindi meno capacità in qualunque settore dove si manifesti la necessità di tali tecnologie. Ad esempio, certamente solo uno dei tanti: anche nel campo dell’energia solare dai ricercatori nucleari dell’ENEA sono venuti codici di calcolo e laboratori per lo studio e la qualifica dei materiali, che hanno contribuito allo sviluppo del solare termodinamico. Per non parlare delle persone che ci lavorano, quelle di una certa età vengono dal nucleare. Purtroppo, salvo salti di qualità non prevedibili, la strada della fusione è ancora lunga e travagliata, e il contributo al mantenimento dell’eccellenza tecnologica è importante ma limitato. C’è tutto il tempo perché i nostri giovani ricercatori siano costretti a cercare lavoro nel Nord Europa, oppure si rassegnino a dimenticare la ricerca.
Federico Dal Cortivo
Per Agenzia di stampa europea: Europeanphoenix.net
L’Ingegnere Giuseppe Gherardi è stato responsabile del progetto ADS (Accelerator Driven System, impianto per la trasmutazione dei residui radioattivi ad alta attività e lunga vita – in questo ambito è stato responsabile di procedimento per la costruzione e l’esercizio dell’impianto CIRCE, il circuito sperimentale più grande nel mondo, per lo sviluppo della tecnologia del piombo fuso come refrigerante dei reattori nucleari di 4° generazione). Precedentemente è stato anche responsabile dell’unità tecnica per la fissione nucleare dell’ENEA.
sabato 27 agosto 2011
L' inizio della riforma monetaria
Pare che in Svizzera, terra da sempre teatro di stabilità finanziaria, si stia muovendo proprio in questa direzione.
Speriamo che riesca ad arrivare a compimento.
Ce ne parla Charles Kadlec sulla famosa rivista statunitense Forbes in un articolo intitolato "La riforma monetaria: l'inizio degli inizi".
E' cominciata una riforma fondamentale del sistema monetario mondiale. Non ha ancora una forma ben definita e quindi è ben troppo presto per poterne parlare sulle prime pagine dei giornali. Siamo solo agli albori di un processo popolare per riportare una moneta basata sull'oro al centro delle attività economiche.
La forza dello sviluppo di questo movimento ha radici nella natura umana e nella nostra prosperità - con le famose parole di Adam Smith - "Avere relazioni, barattare e scambiare una cosa per l'altra". Abbiamo dimenticato che la moneta è una invenzione dell'uomo, emersa da quello che Hayek chiama l'ordine spontaneo del mercato, in modo da rendere possibile scambi mutualmente benefici su di un sempre maggior numero di beni, attraverso un sempre maggior numero di comunità e con la promessa di continuare gli scambi per un lungo periodo di tempo.
L'invenzione della moneta ha reso possibile uno straordinario incremento nelle attività commerciali liberandoci dal sistema del baratto dove si aveva la necessità di avere qualcosa di cui l'altro necessitasse per poter fare uno scambio. In tempi antichi oro ed argento erano diventati la moneta preferita perchè meglio di ogni altra riuscivano a mantenere il loro tasso di cambio nei confronti di merci e servizi, senza quindi favorire nè i compratori nè i venditori.
Il definire un dollaro o una sterlina come una precisa quantità di oro fu una innovazione che rese la moneta ancora più utile. Era possibile utilizzare questa valuta e scambiarla con qualcosa di cui si aveva bisogno, oppure la si poteva utilizzare per avere una certa quantità d'oro. Da un punto di vista pratico pagare con una moneta cartacea non era diverso che pagare con l'oro, con la differenza che una moneta di carta era molto più pratica da trasportare.
Quarant'anni fa, questa convenzione fu interrotta dalla decisione dell'allora presidente Richard Nixon, rescindendo il legame tra il dollaro e l'oro. Per la prima volta da quando Sir Isaac Newton definì il British gold standard nel 1717, tutte le principali valute del mondo, in periodo di pace, erano libere di fluttuare le une rispetto alle altre, e di perdere valore nei confronti dei metalli preziosi. La conseguenza fu una svalutazione del dollaro e delle altre valute, una economia che seguì in maniera sempre più forte dei cicli, l'impossibilità per i lavoratori di riuscire a far salire in maniera corretta il potere d'acquisto dei propri salari, ed una sempre più crescente paura di crisi finanziarie create da una instabilità monetaria.
A conseguenza di ciò, sta crescendo un supporto per eliminare tasse ed altre barriere legali che di fatto impediscono alle persone di utilizzare i metalli preziosi come moneta.
A Marzo, l'Utah ha abrogato la tassa sul capital gain sull'oro e le monete d'argento verranno riconsciute come valuta legale. Altri 12 stati stanno considerando simili propositi.
A Giugno i senatori Jim DeMint (R-S.C.), Mike Lee (R-Utah) e Rand Paul (R-Ky.) hanno proposto il "Sound Money Promotion Act" che si propone di rimuovere la tassa del 28% sui guadagni realizzati attraverso l'uso di monete d'oro ed argento che diventerebbero riconosciute come moneta a corso legale in quegli stati.
Ora in Svizzera sta prendendo corpo uno sforzo per cercare di costruire una moneta denominata franco svizzero d'oro (GSF: Gold Swiss Franc), ognuna delle quali conterrà una quantità fissata d'oro. La proposta della modifica costituzionale prevede che qualunque istituzione privata possa emettere un arbitrario numero di queste monete a patto che la loro forma, il contenuto ed il peso dell'oro che contengono vengano supervisionate dal governo svizzero.
Ad esempio la la più piccola di queste monete verrebbe definita come 1 GSF e conterrebbe 0.1 grammi d'oro al suo centro, in maniera simile alle monete bi-metalliche usate per gli Euro, e del valore di circa 4$, considerando il prezzo odierno dell'oro.
Monete da 10, 20 o 50 GSF conterrebbero rispettivamente 0.5, 1, 2 e 5 grammi d'oro ed in questo momento varrebbero rispettivamente circa 20, 40, 80 e 200$. Sarebbe possibile prevedere anche banconote GSF così come depositi bancari denominati in GSF, ma dovrebbero essere garantiti dal 100% del loro equivalente in oro, da parte delle istituzioni che li gestirebbero. Le transazioni creditizie sarebbero legali, ma la legge svizzera vieterebbe la riserva frazionaria.
L'intenzione principale sarebbe quella di rendere semplice e pratico per i cittadini l'uso dell'oro come alternativa al franco svizzero e qualunque altra valuta, spiega Thomas Jacob, l'uomo che sta dietro a questa iniziativa aurea e che ora dirige la recente Goldfranc Association.
Inoltre Jacob è dell'idea che la libera emissione dei GSF diminuirebbe le pressioni alle quali è stato sottoposto recentemente il franco svizzero. Solo nell'ultimo anno è aumentato del 15% nei confronti dell'euro e di circa il doppio rispetto al dollaro, a causa del crescente numero di persone che ne hanno fatto uso, cercando una moneta rifugio a causa della crisi che stanno vivendo queste monete.
L'importanza di questa iniziativa che sta nascendo in Svizzera va ben al di là della reputazione di questa nazione come centro di stabilità finanziaria e di buone pratiche bancarie che ha mantenuto nel corso dei millenni. Un cambiamento di questo tipo nella costituzione dovrebbe venir approvato dai cittadini svizzeri attraverso un referendum, e questo dimostrerebbe la popolarità dell'utiilzzare una moneta buona come l'oro con un linguaggio che perfino i politici capirebbero.
A partire dalle prossime settimane comincerà una raccolta firme con l'obiettivo di lanciare un referendum iniziale che richiederebbe alla banca nazionale svizzera di rimpatriare tutto l'oro che possiede in modo da portarlo all'interno dei suoi confini nazionali, proibendone la vendita, e richiedendo che almeno il 20% dei suoi beni siano rappresentati in oro.
Questa iniziativa dovrebbe rivelarsi molto popolare. Gli svizzeri ricordano che durante la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti gli proibirino di accedere alle loro riserve d'oro. Fatto ancor più importante, dal 2000, la banca nazionale svizzera ha venduto più di 1550 tonnellate d'oro - più della metà dei suoi possedimenti - principalmente a prezzi sotto i 500$ l'oncia (il prezzo al momento è almeno 3 volte tanto, NdT), comprando al posto titoli di stato europei il cui valore è crollato di 40 milioni di franchi svizzeri, a fronte di un budget federale di 60 milioni di franchi svizzeri.
Questo referendum porterà il problema dell'uso dell'oro come moneta nell'agenda politica. Il passo successivo è quello di portare avanti una iniziativa che permetta l'emissione libera dei GSF.
La creazione di un franco svizzero d'oro e la conseguente libera possibilità di emetterli, assieme all'abolizione della tassazione sull'uso di oro ed argento come moneta legale, renderebbe liberi i partecipanti del mercato di far nascere spontaneamente un nuovo ordine monetario. Togliendo le barriere imposte dai governi, la gente di tutto il mondo potrà utilizzare una moneta basata sull'oro per facilitare gli scambi di beni e servizi con una loro controparte in tutto il mondo, e si impegnerà in risparmi, investimenti e prestiti usando fondi il cui valore sarebbe finalmente ancorato al potere d'acquisto dell'oro che storicamente si è notevolmente distinto per essere stabile ed affidabile.
Inizialmente questi sforzi avrebbero limitate conseguenze economiche. Ma in un mondo di scambi volontari la moneta buona scaccerebbe quella cattiva, ribaltando quindi la legge di Gresham. Questo era il motivo per il quale quando il valore del dollaro era stabile era stato scelto come valuta preferenziale in tutto il mondo.
Nessuno può prevedere come questo processo evolverà. Ma possiamo anticipare che una creazione di un franco svizzero d'oro assieme all'abolizione delle barriere legali per l'uso dell'oro usata come corso legale sarà l'antecedente delle riforma dell'attuale sistema monetario basato su pezzi carta - sia negli stati uniti che nel resto del mondo.
mercoledì 27 luglio 2011
Anders Breivik: l’uomo che sapeva troppo?
Centinaia di siti lo stanno analizzando e ripubblicando, anche se molto difficilmente qualcuno lo avrà letto da cima a fondo. Si tratta infatti di un vero e proprio libro dalla lunghezza impressionante (ca. 1500 pagine), perfettamente organizzato e indicizzato, che vuole chiaramente apparire come il “testamento politico” di un uomo che si appresta a compiere una missione senza ritorno.
Ad una prima scorsa – ripeto, è impensabile leggerlo tutto – si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte ad un altro “caso Shakespeare”. Non nel senso di genio letterario, ma anzi del suo opposto, ovvero dell’impossibilità di esserlo (molti sanno che il vero Shakespeare era quasi sicuramente un prestanome, poichè non poteva possedere un decimo delle conoscenze che aveva il vero autore delle sue opere).
Per quanto appena trentenne, Breivik tratta con grande dimestichezza argomenti di portata storica assoluta, dal revisionismo storico al femminismo americano, dalla riforma protestante alla filosofia del marxismo, dalla storia delle crociate all’influenza della sharia nel mondo islamico.
Anche Hitler, da giovane, aveva scritto qualcosa di altrettanto voluminoso …
… – mutatis mutandis, ovviamente – ma il futuro leader nazista si trovava in prigione, e non mancava certo di tempo libero, mentre il nostro Breivik negli ultimi anni avrebbe fatto di tutto e di più: leggendo le note autobiografiche, troviamo che Breivik è stato “investitore, direttore, manager e fondatore di diverse società”, ed ha lavorato nei settori di “marketing, vendite e analisi finanziaria” nel corso degli ultimi anni. Lui stesso nel suo diario scrive (pag. 1403) “lavori 9-10 ore al giorno, torni a casa, mangi, fai ginnastica un paio d’ore per tenerti in forma, fai il tuo ciclo normale di abbronzatura, palestra e Botox, e non è che ti rimanga poi molto tempo.”
Certo che no. Anzi, con una routine del genere io schiatterei dopo una settimana.
La seconda cosa che salta all’occhio, leggendo il suo libro, è la assoluta padronanza della lingua inglese. Non solo non c’è il minimo errore nell'uso dei termini e della punteggiatura – la seconda è tutt'altro che facile da imparare, per qualunque straniero – ma la costruzione della frase è chiaramente quella di un madrelingua (ve lo dice chi si cimenta quasi quotidianamente con traduzioni da e per l’inglese, e so bene di cosa parlo).
Talmente naturale, precisa e scorrevole è la prosa, che ho voluto provare a prendere alcune stringhe del testo e fare una ricerca su Google. Ho così scoperto che quasi tutte le frasi più colte e significative sono citazioni prese da altri autori. In realtà Breivik, pur non citando le fonti, riconosce di aver scritto “circa la metà di questo compendio”, ma rimane comunque il gigantesco lavoro di ricerca, analisi, rielaborazione ed organizzazione dei materiali esterni, che avrebbe fatto interamente da solo. Oltre ovviamente alla stesura delle rimanenti 700 pagine (forse il segreto sta tutto nel Botox).
Ma veniamo all’ideologia, che naturalmente è l’argomento centrale del suo libro. Per quanto abbia attinto da mille fonti diverse, e si sia spinto ad analizzare nel dettaglio argomenti storici estremamente complessi, l’intera ideologia del nostro “unabomber” si può riassumere nell’odio profondo che certe persone provano in Europa centrale per il cosiddetto “multikulti”, ovvero il tentativo di integrazione della cultura islamica e di altre culture non-europee nella nostra società (avevamo già trattato l’argomento in precedenza).
Altri la chiamerebbero, molto più semplicemente, “islamofobia”.
Naturalmente, il “biondo nordico” Breivik, perfetta quintessenza dell’archetipo “ariano”, diventa il candidato ideale per rappresentare questo tipo di fobia, e per rendere quindi credibile il suo gesto contro l’unico paese europeo che ancora abbia la forza di spezzare ogni tanto una lancia in favore dei palestinesi.
Bisogna però riconoscere che questa persona “c’era” davvero, non era uno che “ci faceva” e basta: nessuno infatti si sognerebbe mai di mettere insieme una “compilation” di materiale ideologico così vasta ed approfondita, solo per “costruire” una facciata ideologica al patsy di turno. (Al massimo, quando i ragazzi della CIA mandavano l’antrace ai senatori che chiedevano un’indagine sull’11 settembre, aggiungevano un bigliettino con su scritto “Muori maledetto infedele – Allah è grande”. Tanto, per le masse, questo basta e avanza.)
Qui siamo invece di fronte ad un classico caso di “reclutamento a posteriori” - se non addirittura di indottrinamento completo – di una persona che è effettivamente convinta di quello che scrive.
O che altri hanno scritto per lui.
Ma a questo punto non fa molta differenza: l’unica cosa che nella storia non cambia mai, infatti, è la regolare frequenza con cui un “pazzo isolato” si assume l’onere di risolvere problemi diecimila volte più grandi di lui. Oswald, apparentemente senza volerlo, ha fatto un piacere supremo ai militari, ai banchieri, alla CIA e alla mafia in un colpo solo. Sirhan Sirhan, senza volerlo, ha fatto un piacere immenso chi temeva che Robert Kennedy riaprisse le indagini sull’omicidio di suo fratello. Timothy McVeigh, senza volerlo, ha fatto un piacere immenso a chi temeva le indagini sui fatti di Waco Texas, la cui documentazione si trovava casualmente nel Murray Building di Oklahoma City. Osama bin Laden, sempre senza volerlo, ha fatto un piacere immenso ai petrolieri, ai banchieri e ai guerrafondai di questo secolo. E adesso abbiamo questo unno con la faccia da fotomodello che sta facendo un piacere immenso a tutti coloro che leccano il culo ad Israele.
Avanti il prossimo …
Massimo Mazzucco
mercoledì 1 giugno 2011
L' egemonia del dollaro e lo strano caso di Dominique Strauss - Khan
Prima di parlare dello strano caso di Dominique Strauss-Khan è necessario capire cos’è il Fondo Monetario Internazionale e come si è arrivati al ruolo egemonico degli Stati Uniti. Il ruolo egemonico degli Stati Uniti fu favorito dagli accordi di Bretton Woods.
Infatti, nella conferenza di Bretton Woods, che si tenne dal 1° al 22 luglio del 1944, si accordò il dollaro come unica moneta convertibile in oro. Con questa mossa, fortemente voluta dal delegato statunitense Harry Dexter White, il dollaro, essendo l’unica moneta convertibile in oro, divenne automaticamente la moneta utilizzata negli scambi internazionali.
Gli USA, oltre ad imporre il dollaro come moneta di riferimento mondiale impulsarono la creazione di due organismi: la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Soffermiamoci ad analizzare il FMI, il cui segretario generale, Dominique Strauss-Khan è finito nell’occhio del ciclone.
Il FMI ha il compito di promuovere la cooperazione monetaria internazionale e facilitare l’espansione del commercio. A tale organismo venne affidato anche un altro importante compito: aiutare gli stati membri in difficoltà economiche, attraverso il prestito di risorse; ossia, se uno stato membro ha un deficit di bilancio, il FMI interviene prestandogli soldi e quindi lo aiuta a superare la momentanea crisi.
Il sistema uscito da Bretton Woods era stato disegnato per favorire gli Stati Uniti ed infatti dopo la seconda guerra mondiale gli USA ascesero al ruolo di superpotenza, assieme alla ex Unione Sovietica; praticamente tutti gli altri stati del mondo si ritrovarono sottomessi.
Aver imposto la propria moneta, il dollaro, come unica moneta di riferimento per gli scambi internazionali ha determinato che tutti i paesi del mondo per poter operare a livello internazionale debbono rifornirsi di dollari.
In secondo luogo, il FMI lungi dall’essere l’organismo destinato ad aiutare i paesi in difficoltà, ...
... è sempre stato lo strumento attraverso il quale gli USA ed i suoi principali alleati (Regno Unito, Francia, Germania e Giappone) hanno potuto controllare tutti gli altri paesi del mondo.
Praticamente, un paese che ricorre al prestito del FMI, nel momento di difficoltà, si trasforma in un paese totalmente dipendente dagli USA. A cambio del prestito, lo stato richiedente è obbligato ad applicare determinate politiche economiche imposte dal Fondo a garanzia dei soldi prestati. Ossia, il FMI presta soldi a cambio dell’applicazione di una rigida ricetta economica che prevede sempre le stesse misure: riduzione delle spese sociali, aumento dell’età pensionistica, congelamento o riduzione degli stipendi, aumento delle tariffe pubbliche, aumento delle imposte e soprattutto privatizzazione di tutto quanto sia possibile privatizzare.
Lo stato che si ritrova a dover ricorrere al prestito del FMI, difficilmente si riprende, come ha dimostrato la storia e soprattutto rimane definitivamente assoggetato. Il tutto è stato disegnato per asservire gli stati ed i popoli al dominio statunitense e del suo sistema economico.
La ricetta imposta di fatto impedisce allo stato ricorrente al prestito di uscire dalla crisi. Con i provvedimenti imposti è impossibile la ripresa: lo stato è costretto a privatizzare le più importanti imprese pubbliche che davano ingressi e quindi una volta privatizzate, spesso svendute e “regalate” ai privati, cessano di apportare ingressi; la riduzione delle spese sociali, il congelamento o la riduzione degli stipendi e l’aumento delle tariffe pubbliche finiscono per minare il potere d’acquisto della maggioranza della popolazione, in particolare dei salariati e conseguentemente ciò si riflette sulla domanda; la caduta della domanda ovviamente si riflette sulla produzione, che reagisce con l’espulsione di ulteriore forza lavoro o la chiusura delle stesse imprese. Tutto il sistema peggiora ed in particolare diminuiscono le entrate fiscali dello stato, che lungi dal migliorare il suo deficit si ritrova con sempre minori ingressi ed ulteriori ricorsi al FMI.
In questi mesi, ad esempio, questa situazione si sta ripetendo in Grecia, che dopo il primo prestito e l’adozione di tutte le misure imposte dal Fondo, si trova in una situazione peggiore di prima ed è costretta a chiedere un ulteriore aiuto. Non è difficile ipotizzare prossime esplosioni ad Atene ed in tutta la Grecia. Nella stessa situazione è il Portogallo e presto anche Spagna e Italia potrebbero necessitare l’aiutino del FMI. In passato tanti popoli sono stati affamati, gettati sul lastrico da questo mostro che è il FMI.
Il 27 febbraio del 1989 la miseria estrema in cui il FMI aveva costretto il popolo del Venezuela fece da detonatore per la prima rivolta contro questo organismo al servizio del capitale USA. Ad oggi, quella fu in assoluto la prima ribellione contro i disumani provvedimenti del FMI ed anche l’unica rivolta riuscita vittoriosa. L’esperienza venezuelana dimostra che è possibile ribellarsi e liberarsi del FMI.
In conclusione il FMI agisce come uno strozzino: presta soldi a stati retti da politici corrotti, delinquenti e spendaccioni, che ritrovandosi in un mare di debiti per non affogare è costretto a chiedere prestiti al FMI. Il FMI presta ben volentieri ma a cambio di garanzie, ossia a cambio dell’adozione delle politiche di cui sopra, che finiscono per distruggere totalmente lo stato che cade nelle sue grinfie.
Chi controlla il FMI?
Lo statuto del FMI prevede che le decisioni, soprattutto quelle più importanti, siano prese con una altissima maggioranza qualificata. Il sistema di voto è direttamente proporzionato alla quota detenuta da ogni paese. Inizialmente, gli USA detenevano un terzo del capitale; oggi, quantunque la sua quota sia scesa al di sotto del 20%, continuano ad essere il principale paese detentore; in sostanza, per le decisioni più importanti, occorrendo una altissima maggioranza qualificata (i 2/3 o 3/4), i paesi che volessero prendere soluzioni contrarie agli interessi USA non hanno alcuna possibilità di farlo.
Di seguito riportiamo l’elenco (aggiornato al 18/05/2011) dei primi 20 paesi membri del FMI, con le rispettive quote di possesso ed i loro attuali rappresentati, avvertendono che nel sito è possibile consultare l’elenco completo dei 187 paesi membri.
Elaborazione Attilio Folliero, su dati FMI 18/05/11, Url: http://www.imf.org/external/np/sec/memdir/members.aspx
(*) Il paese accetta gli obblighi ex articolo VIII e statuto, Url: http://www.imf.org/external/pubs/ft/aa/aa08.htm
(**) 1$ = 0,628406 SDR
In sostanza, il Fondo è controllato dagli USA, attraverso il Minsitro delle Finanze. Nessuna decisione può essere presa se USA ed i suoi più stretti alleati non sono d’accordo. Infatti, gli USA col 17,75% detengono la quota più alta ed i primi cinque paesi assieme controllano il 40%.
In conclusione, il sistema incentrato sull’egemonia statunitense si regge su questi due principi: il dollaro come moneta di riferimento mondiale ed il FMI come organismo che controlla gli stati ed i popoli, impedendo a questi di indipendizzarsi dal sistema.
Il superamento di uno o di entrambi questi strumenti pone in pericolo la sopravvivenza stessa degli Stati Uniti. Analizziamo i motivi di questa nostra affermazione.
Cosa significa essere moneta di riferimento mondiale? Significa che tutti gli scambi commerciali o la maggior parte di essi si effettuano in dollari e quindi tutti i paesi per le loro esigenze commerciali hanno dovuto riempire le proprie riserve internazionali coi dollari. Se il dollaro cessasse di essere la moneta di riferimento, tutti gli Stati sarebbero costretti a vendere i loro dollari e comprare la nuova o le nuove monete necessarie ad effettuare le transazioni commerciali. Ciò determinerebbe una immediata svalutazione del dollaro ed il tracollo degli USA. Da un lato gli USA si ritroverebbero con un dollaro fortemente svalutato e quindi dovrebbero sostenere costi altissimi soprattutto per comprare petrolio; dall’altro, l’economia USA andrebbe incontro ad una iperinflazione; con tutta la quantità di dollari in circolazione, un’ondata inflazionaria sarebbe inevitabile.
Conclusione: gli USA non possono permettersi che il dollaro cessi di essere la moneta di riferimento e pertanto debbono stroncare qualsiasi tentativo che miri a tale misura.
Anche il venir meno degli scopi reali del FMI mina l’esistenza stessa degli USA. Se il FMI smettesse di controllare i popoli e gli stati, questi potrebbero allontanarsi dal sistema dollaro e di conseguenza siamo alla stessa situazione che condurrebbe ad una crisi profonda negli USA.
Gli USA che praticamente non aderiscono o non pagano le quote di molti organismi internazionali (Trattato di Kyoto, ONU, Corte penale Internazionale, Unicef), invece tengono strettamente nelle loro mani il FMI e continuano a detenere e pagare la quota di maggioranza.
Le dichiarazioni di Dominique Strauss-Khan
L’attuale dirigenza del FMI è cosciente della grave crisi attuale e per bocca del suo massimo rappresentante, Dominique Strauss-Khan, il segretario generale, lo scorso febbraio arriva a dichiarare non solo che è necessario abbandonare il dollaro, ma occorre anche agire con urgenza perchè i conflitti all’interno del sistema finanziario mondiale potrebbero trascinare nel caos il mondo intero (vedasi nostro articolo: “Verso il tramonto del dollaro: anche Dominique Strauss-Kahn, segretario del FMI, chiede l’abbandono del dollaro”).
Affermare ciò ed iniziare a mettere in pratica il superamento del dollaro significa – come visto – minare l’esistenza stessa degli USA. Ovviamente gli USA non potevano accettare ed era facile prevedere la reazione; nell’articolo citato avevamo ipotizzato un futuro poco roseo per l’attuale segretario del FMI. Così è stato!
Tutti erano a conoscenza delle debolezze di Dominique Strauss-Khan e della sua dipendenza dal sesso, per cui è stato facile tendergli una trappola ed accusarlo di violenza sessuale.
Daniel Estulin nel suo articolo “Sexo en Nueva York” ipotizza che la cameriera che Dominique Strauss-Kahn ha tentato probabilmente di pagare (e non violentare) per ottenere servizi sessuali era un agente del Mossad, il servizio segreto isaeliano e vincolata al QAT internazionale (per i dettagli vedasi l’articolo citato).
Che sia stata una trappola si capisce anche dal fatto che una cameriera non entra a fare le pulizie in una stanza occupata. Meno che meno si permette di entrare in una stanza, quindi disturbare, se l’ospite paga 3.000 dollari a notte. In un hotel di lusso, il cliente è sacro e non va minimamente disturbato, pertanto la cameriera entra a fare le pulizie solo quando è certa che la stanza sia vuota. A meno che il proposito non sia un altro.
Inoltre, appena Dominique Strauss-Khan è arrestato, il segretario USA Timothy F. Geithner, sale a dichiarare che deve abbandonare l’incarico di segretario; non aspetta neppure il tempo necessario per verificare se si fosse trattato di un errore!
Dominique Strauss-Kahn era uno degli uomini più potenti del mondo. Era in pratica lui a decidere del destino di milioni di esseri umani; letteralmente decideva del futuro, della vita e della morte di milioni di esseri umani. Come massimo esponente del partito socialista francese, sembrava anche l’uomo più accreditato a succedere a Sarkozy nella carica di Presidente. All’improvviso, durante il suo soggiorno a New York, in un hotel da 3.000 dollari a notte la sua vita cambia completamente, accusato di violenza sessuale. Dominique Strauss-Kahn è ovviamente un uomo finito.
Come è possibile che sia stato capace di cadere così ingenuamente? Probabilmente, essere il segretario del FMI, lo ha portato a sentirsi poco meno che un dio in terra. Si sarà sentito così potente da potersi schierare contro la potenza USA, in grave crisi, ma viva e disposta a vendere cara la pelle fino alla fine. Un errore gravissimo aver dato per spacciato il suo padrone.
Attilio Folliero
lunedì 30 maggio 2011
Da Dallas alle Torri Gemelle
Se c'è un motivo per cui insistiamo sull'importanza dell'omicidio Kennedy, dopo oltre 40 anni dall'evento, non è certo per "cospirazionismo congenito", ma per un fatto molto più semplice e tangibile:
La stessa persona che era a Dallas il 22 Novembre 1963 dormì alla Casa Bianca il 10 Settembre 2001.
E ciò per sua stessa ammissione, in ambedue i casi. Anzi, nel primo George H. Bush, padre-padrone del Nuovo Ordine Mondiale - oltre che dell'attuale presidente, George W. Bush - si premurò di informare l'FBI della sua presenza a Dallas quel giorno, proprio nelle ore in cui il corteo di Kennedy si presentava all'appuntamento con la storia in Dealey Plaza.
Nelle stesse ore Richard Nixon, presente a Dallas da tre giorni "per motivi personali" - peraltro mai accertati - ripartiva alla volta di New York, dove avrebbe appreso dell'avvenuto omicidio di John Kennedy. Sarebbe diventato l'unico uomo al mondo a non ricordarsi del momento esatto in cui apprese la notizia, fornendone negli anni ben tre versioni differenti: all'aeroporto, durante il tragitto in taxi, sotto il portone di casa.
Diventano così tre, contando anche Johnson che lo sarebbe diventato quel pomeriggio, i futuri presidenti che erano a Dallas quel giorno. Un curioso crocevia della storia, se non altro.
Ma la persona più importante di tutte, in questa vicenda, è sicuramente Prescott Bush, padre del Bush che era a Dallas quel giorno, e nonno dell'attuale presidente. Ecco le tre generazioni, fotografate insieme negli anni '40.

A sinistra Barbara e George H. Bush ("Bush padre"), che tiene in braccio George W. (l'attuale presidente). A destra i suoi genitori, Serena e Prescott Bush, il "patriarca" di famiglia.
Oltre che ad aver avuto un ruolo determinante, dietro le quinte, in tutta la politica americana del dopoguerra, Prescott Bush di recente è risultato esser stato implicato nei pesanti finanziamenti illeciti che contribuirono all'ascesa di Hitler al potere.
Eccone la vicenda dettagliata, che merita di essere conosciuta per meglio inquadrare la potenza di una dinastia che ancora oggi regna indisturbata sugli Stati Uniti d'America.
LA SVASTICA DI FAMIGLIA - LA STORIA NASCOSTA DI PRESCOTT BUSH
Il nonno materno di Prescott, George Herbert Walker, aveva fondato a St.Louis, nel 1900, la società finanziaria G. H. Walker and Company. Tale fu il suo successo, che nel 1920 la società si trasferiva con tutti gli onori nella prestigiosa Wall Street di New York. Nel 1924 George Walker conobbe l'industriale tedesco Fritz Tyssen, uno dei maggiori finanziatori del nascente partito nazista. In poco tempo Walker divenne a sua volta il tramite di finanziamenti sempre più voluminosi che dall'America finivano direttamente nelle casse di Hitler.
Un'altra compagnia che investiva denaro americano in Germania era la Sullivan & Cromwell di un certo Allen Dulles, che ritroveremo trent'anni dopo alla guida della CIA, ed una terza, la più importante di tutte, era la Harriman & Associates di un certo Averill Harriman, un personaggio con forti legami col paritito nazista tedesco, che in seguito sarebbe divenuto ambasciatore USA a mosca, e poi ministro del Commenrcio, sotto Truman.
Nel 1931 Harriman scelse George Walker alla guida della Union Banking Corporation, la banca che gli serviva da tramite per i suoi traffici monetari con la Germania, e a sua volta, nel 1934, George Walker fece assumere il nipote Prescott come vice presidente della Harriman & Associates, accanto al suo boss.
Nel 1936 Harriman fondò la Brown Brothers Harriman, ne assunse alla guida legale Allen Dulles, del quale assorbiva nel frattempo la Sullivan & Cromwell.
Nel 1937 Harriman entro in società con i Rockefeller, dando origine alla Brown Brothers Harriman-Schroeder Rock. Già a quel tempo, Rockefeller significava Standard Oil.
Come delfino di Harriman, Prescott Bush si era intanto venuto a trovare, prima della guerra, anche nel consiglio di amministazione della Union Banking. Ma nel 1942 - a guerra scoppiata - la banca si vide congelare dall'FBI di Edgar J. Hoover tutti i beni, in seguito ad una legge che imponeva di interrompere ogni possibile relazione finanziaria con in paesi nemici.
Ma Prescott, con l'aiuto di Dulles, seppe congegnare un meccanismo finanziario che permise alla maggior parte dei capitali di sfuggire al congelamento, dirottandoli semplicemente in operazioni molto meno vistose, ma altrettanto lucrative.
Per Prescott fu il trionfo, e per Dulles la garanzia di un futuro senza più limiti alle sue ambizioni. Naturalmente Hoover non era stato troppo rigoroso nell'indagare sulla Union Bank di Harriman, e molto probabilmente nacque proprio in quei giorni una reciproca simpatia fra i tre "ragazzi", che avrebbe poi condizionato la storia per molti decenni a venire.
RICHARD NIXON, CREAZIONE DI PRESCOTT
Nel dopoguerra Richard Nixon era divenuto il pupillo di Prescott - altri direbbero il suo pupazzo - che aveva finanziato la sua elezione al parlamento, dopo averlo prelevato dai ranghi dell'FBI. Risale a questi anni un possibile collegamento fra Nixon e Jack Ruby, l'assassino di Oswald a Dallas, sul quale torneremo in seguito.
"Nonno Bush" aveva poi piazzato Nixon accanto ad Eisenhower, alla vice-presidenza, facendogli sposare la nipotina dell'ex-generale. Nixon era quindi diventato il candidato naturale alla presidenza, nel 1960, allo scadere del mandato di Eisenhower, ma aveva perso a sorpresa contro lo sconosciuto Kennedy.
Con l'assassinio di Dealey Plaza, tre anni dopo, si riapriva per Nixon, e quindi per Prescott Bush, la strada della Casa Bianca. Il giorno seguente infatti - come poi raccontò uno dei suoi più stretti collaboratori - si svolse a casa di Nixon una riunione segreta, nella quale vennero discusse le strategie per rientrare sulla scena politica, dopo la bruciante sconfitta del 1960.
(Nella foto accanto, Prescott Bush siede accanto ad Eisenhower).
Cuba era diventata nel frattempo una dolorosa spina nel fianco, dopo il fallimento dell'invasione della "Baia dei Porci", che i repubblicani imputavano interamente a Kennedy. Ma il progetto originale, del '59, era dello stesso Nixon, il quale evidentemente "se lo era preparato" per ritrovarselo fresco sul tavolo, una volta divenuto presidente.
Lo aveva elaborato subito dopo la rivoluzione castrista, collaborando con un certo Howard Hunt della Cia, uomo di Allen Dulles (il direttore CIA in quel periodo) sin dagli anni '30.
La differenza era che il piano Hunt-Nixon-Dulles prevedeva che al momento giusto l'America avrebbe concesso il supporto militare richiesto dagli "invasori" di Cuba, mentre Kennedy "al momento giusto" si rifiutò di concederlo. Questo causò una crisi insanabile all'interno dell'amministrazione, con la frattura definitiva fra la CIA e Kennedy, che si permise addirittura di licenziare Dulles.
(John Kennedy appunta una medaglia al petto di Allen Dulles, direttore dell CIA, prima che il loro rapporto si incrinasse definitivamente).
Meno di due anni dopo, Allen Dulles sedeva accanto al giudice Warren, nella famigerata commissione che prendeva il suo nome, e che riusciva in qualche modo ad insabbiare le indagini sull'omicidio più famoso della storia. (2)
Curiosamente, anche Howard Hunt si trovava a Dallas il giorno dell'attentato. Nonostante in seguito abbia tentato di negarlo, fu inchiodato in proposito dalla testimonianza dei suoi stessi figli. Il crocevia texano si fa sempre più fitto.
DA DALLAS IN POI
Nel '64 però Nixon scelse, saggiamente, di non candidarsi, poichè la popolarità di Johnson - succeduto a Kennedy dopo Dallas - in quel momento era alle stelle. Johnson infatti stracciò letteralmente il candidato repubblicano Barry Goldwater. Nixon sarebbe rientrato alla Casa Bianca solo nel '68, dopo la morte del nuovo candidato democratico, Robert Kennedy, anch'egli assassinato in circostanze mai chiarite, ma di certo non da Shiran Shiran solamente (3).
Una volta che Nixon fu presidente, Howard Hunt fece uno strepitoso balzo di carriera, passando da semplice agente CIA a capo dei Servizi Segreti della Casa Bianca. Contemporaneamente George H. Bush ("Bush padre", il figlio di Prescott) veniva nominato da Nixon ambasciatore alle Nazioni Unite.
Ormai le redini del comando, in famiglia, erano passate a George H. Bush. Prescott però moriva, nel 1972, e non potè vedere il figlio diventare direttore della CIA nel 1976, poi vice-presidente sotto Reagan (1980-1988), ed infine presidente egli stesso, dal 1988 al 1992.
Non vide nemmeno, peraltro, la sconfitta del figlio nel 1992, che perdeva inaspettatamente la sua rielezione contro uno sconosciuto Bill Clinton. La storia sembrava ripetersi, e fu questa volta George H. Bush a dover attendere la controversa decisione della Corte Suprema, nel 2000, per poter piazzare il figlio - l'attuale presidente - fra le mura tanto amate.
11 SETTEMBRE 2001
Talmente amate, parrebbe, che il 10 di Settembre del 2001, nonostante il figlio si trovasse in Florida, decise di fermarsi a dormire alla Casa Bianca, sulla via del ritorno da New York al Texas. Lo ha raccontato egli stesso in televisione, più di una volta. Sarebbe ripartito molto presto all'alba, venendo così a trovarsi già vicino a casa, al momento del blocco completo dei voli che seguì gli attentati dell'11 Settembre.
La sera del 10, a fare gli onori di casa, c'era Dick Cheney, l'uomo che lo stesso Bush aveva messo accanto al figlio, come vice-presidente, un anno prima. Cheney era anche l'uomo che, in assenza del presidente in carica, avrebbe saldamente preso in mano la situazione durante gli attacchi terroristici, arrivando anche a far deviare, tramite i servizi segreti, i due caccia che si stavano finalmente dirigendo verso l'aereo diretto sul Pentagono, e mandandoli invece su un bersaglio fasullo.
Che cosa abbia fatto George H. Bush a Dallas nel lontano 1963, e che cosa abbia fatto - o di cosa abbia parlato con Cheney - la notte del 10 Settembre 2001, alla Casa Bianca, non lo sapremo probabilmente mai.
Noi abbiamo riportato finora solo dei fatti accertati. A ciascuno trarre le proprie conclusioni.
Ecco il documento FBI che informa della strana telefonata che fece Bush ad un agente locale, il 22 Novembre 1963.

(traduzione:)
DATA: 22 NOVEMBRE 1963
DA: AGENTE GRAHAM W. KITCHEL
CONTENUTO: PERSONA SCONOSCIUTA.
ASSASSINIO DEL PRESIDENTE KENNEDY.
Alle ore 1:45 pm il Signor George H.W. Bush, presidente della società petrolifera Zapata Drilling Company, di Houston, Texas, residente a Briar 5255, di Houston, ha fornito per telefono allo sottoscritto le seguenti informazioni, in intercomunale da Tyler, nel Texas.
Bush ha detto che voleva dare in via confidenziale delle informazioni su una voce che ha sentito girare nelle settimane scorse, da persone e in data imprecisate. Ha detto che un certo James Parrott andava parlando di uccidere il Presidente quando verrà a Houston.
Bush ha detto che Parrott è forse uno studente dell'università di Houston, ed è un attivista politico in questa zona. Ha detto che pensava che signor la Signora Fanley, telefono SU 2-5239, o Arlene Smith, telefono JA 9-9194, della direzione del partito repubbicano della contea di Harris avrebbero potuto fornire maggiori informazioni sull'identità di Parrott.
Bush ha dichiarato di essere in partenza per Dallas, Texas, dove avrebbe alloggiato allo Sheraton-Dallas, per tornare a casa sua il 23 Novembre 1963 [il giorno seguente, N.d.T.]. Il suo numero telefonico di ufficio è CA 2-0395.
Segue sigla
Curioso: mentre Kennedy sta morendo all'ospedale di Dallas, Bush - allora privato cittadino, e presidente di una delle tante compagnie petrolifere di proprietà di famiglia - parte per la stessa città, e si premura di farlo sapere all'FBI. Sembra inoltre di leggere fra le righe una strana voglia da parte sua di "farsi trovare" a tutti costi dalla stessa FBI, a Dallas quella sera.
Ancora più curioso è che Bush utilizzi, come scusa per rendere nota la sua presenza in città, proprio la "voce di possibile attentato al Presidente Kennedy, quando verrà a Huston", visto che a Houston Kennedy c'era già stato.
Di certo si può supporre una cosa: se Bush quella sera è stato contattato dall'FBI - come appare probabile - avrà sicuramente avuto da loro più informazioni sull'attentato appena avvenuto, di quante ne possa mai aver date sul suo fantomatico "James Parrott".
Curioso infine che l'ora in cui fu ricevuta la telefonata (13.45) corrisponda al momento in cui la notizia della morte di Kennedy, avvenuta intorno alle 13, iniziava a rimbalzare in tutte le agenzie del mondo. Giusto per assicurarsi un "alibi" fuori città, nel caso estremo, ma anche giusto in tempo per saltare in macchina e raggiungere lo Sheraton di Dallas, dove potersi "rendere reperibile in serata."
Tutte coincidenze?

Può darsi. Ma che dire allora di questo documento, dal quale risulta che Jack Ruby - l'uomo su cui fece perno l'intera organizzazione dell'omicidio di Dallas, e che pensò poi a liberarsi fisicamente di Oswald, prima che potesse parlare - lavorava per Nixon già dal lontano 1947? Si tratta di un documento dell'FBI, desecretato qualche anno fa.
"Giuro con questa dichiarazione che un certo Jacob Rubinstein di Chicago, potenziale testimone davanti al Comitato per le Attività Antiamericane [Commissione McCarthy], lavora come informatore per l'ufficio del deputato repubblicano della California, Richard M. Nixon. Si richiede di non interrogarlo pubblicamente nelle udienze sopra menzionate.
Giurato oggi 14 Novembre 1947
Segue firma
Assistente d'Ufficio
E' noto che in quel periodo Ruby lavorasse per la mafia di Chicago, e il documento sembra quindi fornire l'anello mancante per il collegamento fra mondo "pulito" e mondo "sporco, che fu assolutamente necessario per organizzare a Dallas un attentato che desse le massime garanzie di riuscita.
Quella che segue è una scaletta riassuntiva, che colloca nel tempo i movimenti principali dei maggiori personaggi citati in questa scheda.
Il mondo è davvero piccolo, a volte, non trovate?
Scritto da Massimo Mazzucco
Progetto H.A.A.R.P
C'E' QUALCUNO CHE GIOCA CON I NUMERI?
Forse le date - 26 Dicembre 2002 (Ciclone Zoe in Polinesia), 26 Dicembre 2003 (terremoto in Iran), 26 Dicembre 2004, onda tsunami nelll'Oceano Indiano - sono solo una coincidenza. Forse non è vero - al di là delle date - che lo tsunami del Dicembre 2004, come suggeriscono alcuni siti di "cospirazionismo", è stato provocato da un esperimento tecnologico segreto (altri dicono addirittura "voluto"), ma questo non basta certo a scartare del tutto l'idea che con il controllo dell'atmosfera gli uomini non abbiano mai pensato di giocare. Anzi. Gli stessi sospetti dei "paranoici" riguardo al recente tsunami probabilmente non sarebbero mai potuti nascere, se le premesse, almeno generiche, per una tale follia non fossero esistite in primo luogo (la fantasia ha sempre bisogno di un appiglio reale, per poter dare i suoi frutti migliori).
IL PROGETTO H.A.A.R.P.
Nel corso dei secoli, i mutamenti climatici hanno rappresentato uno dei più potenti catalizzatori dei pensieri dell'uomo, influenzandone le credenze e le azioni, gli umori e le decisioni, sempre in un modo apparentemente casuale, ma in realtà guidati dalla ferrea logica della natura.
Tuttavia dalla rivoluzione industriale ad oggi qualche ferita abbiamo incominciato ad infliggergliela, e la Terra oggi non è certo più quella dei giorni antichi, dove tutto era in perfetto equilibrio bio-ambientale.
Ma mentre i più visibili sembrerebbero gli allarmi della comunità scientifica sul surriscaldamento globale, il rischio maggiore è forse quello, praticamente ignorato dai mass-media, di un mutamento climatico a scopi militari.
Esiste infatti dal 1992 un progetto del Dipartimento della Difesa Statunitense, coordinato dalla Marina e dall'Aviazione, denominato HAARP (High-Frequency Active Auroral Research Program). E' il cuore vero e proprio del più vasto - e ben più noto - programma di "Guerre Stellari", avviato nei primi anni Ottanta sotto le amministrazioni Reagan-Bush, che ora sta accelerando la sua corsa drogato da una spesa militare mai vista in precedenza, giustificata dal solito bipensiero orwelliano: "La guerra è pace".
La base principale di HAARP occupa un'estesa area a Gakona, in Alaska, sul cui terreno è installata una serie di 180 piloni d'alluminio alti 23 metri, su ognuno dei quali si trovano una coppia di antenne per la banda bassa ed una per la banda alta, in grado di trasmettere onde ad alta frequenza fino ad una distanza di 350 km. Queste onde sarebbero indirizzabili verso zone strategiche del pianeta, sia terrestri che atmosferiche.
Come spesso succede, la facciata dell'operazione ha nobili scopi: lo studio accademico della ionosfera e lo sviluppo di nuove tecniche radar, che permettano agevoli comunicazioni con i sottomarini e rendano possibili radiografie di terreni, in modo da rilevare armi od attrezzature a decine di km di profondità; a conferma di ciò, è online il sito del progetto, che dipinge l'immagine di un'innocua stazione scientifica, con tanto di webcam. (1)
La realtà, come sempre, va cercata oltre la superficie.
DA TESTLA A EASTLUND
Negli anni Ottanta Bernard J. Eastlund, fisico texano del MIT di Boston, ispirandosi alle scoperte di Nikola Tesla, registrò negli Stati Uniti il brevetto n° 4.686.605 denominato "Metodo ed attrezzatura per modificare una regione dell'atmosfera, magnetosfera e ionosfera terrestre", a cui ne fece seguire altri undici. In uno di questi era descritta la proprietà riflessiva della ionosfera per utilizzi come "sistemi di raggi energetici", "esplosioni nucleari graduali senza radiazioni", "sistemi di rilevamento e distruzione di missili nucleari" e "sistemi radar spaziali".
Alcune di queste invenzioni furono acquisite dalla ARCO, proprietaria di ampie riserve di gas naturale in Alaska, le quali potevano in questo modo essere riconvertite in energia elettrica redistribuibile tramite la ionosfera ai propri clienti in tutto il mondo: la visione di Tesla di distribuire energia senza fili e gratis nelle case di tutto il mondo stava in parte per realizzarsi, seppur concettualmente distorta da forti interessi economici. (Su Nikola Tesla, un genio tanto ignoto alla storia quanto è grande il debito dell'umanità nei suoi confronti, è in preparazione una apposita scheda).
Inoltre, queste invenzioni rendevano possibile manipolare il clima, quindi creare pioggia quando necessario per favorire l'agricoltura o neutralizzare fenomeni distruttivi quali tornado ed uragani.
A questo punto entrò in scena il governo, e la storia si fece più complicata.
Tutti i brevetti di Eastlund vennero dapprima sigillati sotto un ordine di massima segretezza, per poi passare alla E-Systems, una delle maggiori fornitrici di tecnologie avanzate ai servizi segreti di molte potenze mondiali, assorbita poi dalla Raytheon, una delle quattro maggiori fornitrici della difesa Usa, produttrice dei missili Tomahawk, Stinger (questi spesso finiti nelle mani di paesi "canaglia" e gruppi terroristici"), e dei famigerati Bunker Buster. Le connessioni con il potere sono riassumibili nella figura di Richard Armitage, oggi Vicesegretario di Stato e Viceministro degli Esteri nell'amministrazione Bush. Armitage, già consulente, membro del consiglio d'amministrazione, firmatario e convinto sostenitore del PNAC, risulta anche implicato in molte operazioni segrete della CIA dal Vietnam ad oggi.
Secondo le scoperte di Eastlund, dirigere la potenza di HAARP verso uno specifico punto della ionosfera la farebbe riscaldare al punto da innalzarla fisicamente, in modo da creare un rigonfiamento altamente riflettente, definito da lui "effetto lente", in grado di convogliare i raggi sulla terra con effetti devastanti: la potenza di tali onde sarebbe tale da provocare modificazioni molecolari dell'atmosfera, causando - a seconda delle diverse frequenze - cambiamenti climatici, la possibile disgregazione di processi mentali umani, e forse anche, appunto, effetti sui movimenti tettonici di magnitudine imprecisata.
STRATEGIE GLOBALI
Gli avvenimenti geopolitici attuali potevano essere intuiti già anni fa, leggendo profetici libri come la Grande Scacchiera di Zbygniew Brzezinsky, del 1997, o i testi programmatici del PNAC, Project for a New American Century, dello stesso anno.
lo stesso possiamo fare ora analizzando scritti e dichiarazioni di influenti pensatori ed alti vertici militari, rispetto ad un futuro relativamente vicino.
Lo stesso Brzezinsky, consigliere della Sicurezza ai tempi di Carter, già nel 1970 scriveva nel suo libro "Tra due Età'": " La tecnologia renderà disponibile, ai leader delle principali nazioni, tecniche per condurre operazioni di guerra segrete, che richiederanno l'impiego di un esiguo numero di forze di sicurezza [...] Tecniche di modificazione climatica potranno essere impiegate per produrre prolungati periodi di siccità o tempesta". Risalgono infatti a quei tempi, seppur in forma rudimentale, i primi studi relativi alla guerra climatica, come il Progetto Popeye per estendere la stagione dei monsoni in Vietnam.
Il documento più interessante è lo studio redatto da sette ufficiali dell'esercito Usa nell'Agosto del 1996, intitolato: " Il clima come moltiplicatore di potenza: averne il controllo nel 2025", nato da una direttiva del Comandante delle forze aeree statunitensi, tesa a stimolare un dibattito intellettuale tra i membri dell'esercito, in cui si afferma: "Nel 2025 le forze aereospaziali Usa potranno avere il controllo del clima se avranno capitalizzato le nuove tecnologie sviluppandole nella chiave delle applicazioni di guerra. [...] Dal miglioramento delle operazioni degli alleati e dall'annullamento di quelle del nemico tramite scenari climatici "su misura", alla completa dominazione globale delle comunicazioni e dello spazio, la modificazione climatica offre al chi combatte una guerra un'ampia gamma di possibili modi per sconfiggere o sottomettere l'avversario". (2)
Questi propositi sono confermati da un successivo studio del 2003, intitolato "Padroneggiare l'ultimo campo di battaglia: i prossimi avanzamenti nell'uso militare dello spazio" ad opera del Project Air Force della Rand Corporation, un think-thank legato alle lobbies del petrolio e delle armi che ha avuto come amministratore Donald Rumsfeld, e nel cui consiglio di amministrazione figura Lewis Libbey, socio fondatore del PNAC ed attuale direttore del personale di Dick Cheney.
Il concetto alla base di questo rapporto è la "Full Spectrum Dominance", vale a dire una politica di eccezionali investimenti militari mirati alla conquista ed al mantenimento di una posizione di superiorità nello spazio, se non addirittura di un suo controllo assoluto.
Il che obbligherebbe chi volesse contrastare l'impero a farlo esclusivamente via terra e mare.
Al riguardo, sono particolarmente significative le parole del Comandante in Capo del comando spaziale Usa, Joseph W. Ashy: "Alcune persone non vogliono sentirne parlare. ma assolutamente siamo prossimi a combattere nello spazio. Combatteremo dallo spazio e nello spazio. Un giorno o l'altro colpiremo obiettivi terrestri - navi, aeroplani e obiettivi sulla terraferma - dallo spazio."
Il 22 Febbraio del 2004, l'Observer ha pubblicato un rapporto "segreto", commissionato da Andrew Marshall, influente consigliere di Rumsfeld, che sarebbe sfuggito al Pentagono, e che conclude: "Un improvviso sconvolgimento climatico porterà ad una catastrofe globale di monumentali proporzioni, che comprende una guerra nucleare e disastri naturali, portando intere nazioni a scomparire sotto il mare ed i pochi sopravvissuti a combattere per le scarseggianti risorse di cibo, acqua ed energia".
Può sembrare la descrizione di un futuro remoto da film Hollywoodiano, ma già nel 2006 avverrà il lancio dimostrativo nella stratosfera del Falcon, un drone armato di testate nucleari in grado di volare all'altezza di 100.000 piedi, alla velocita' di 12 volte quella del suono, virtualmente inattaccabile, i cui futuri sviluppi lo renderanno in grado di colpire ovunque partendo dal territorio degli Stati Uniti.
Il 2006 è anche l'anno in cui HAARP verrà dotato dei restanti trasmettitori, portandolo alla massima potenza. Sempre per aiutare l'agricoltura?
LA COMUNITA' SCIENTIFICA
Sono molte le voci di protesta riguardanti questi folli e distruttivi progetti. Fra queste, la scienziata di fama mondiale Rosalie Bertell denuncia che "gli scienziati militari degli Stati Uniti stanno lavorando sui sistemi climatici come potenziale arma. I metodi includono l'accrescimento delle tempeste e la deviazione dei fiumi di vapore dell'atmosfera terrestre per produrre siccità o inondazioni mirate". Richard Williams, fisico e consulente dell'Università di Princeton, dice che "i test di surriscaldamento della ionosfera sono un atto irresponsabile di vandalismo globale [...] HAARP potrebbe essere un serio pericolo per l'atmosfera terrestre. Con esperimenti di questo tipo, potrebbero essere fatti danni irreparabili in poco tempo".
Alcuni ricercatori già oggi sospettano dei collegamenti con i recenti sconvolgimenti climatici, terremoti, uragani, maremoti, diffuse siccità. (3)
LA RUSSIA
Il Parlamento Russo, la Duma, ha rilasciato nel 2002 il seguente comunicato, firmato da 188 deputati: "Sotto il programma HAARP, gli Stati Uniti stanno creando nuove armi geofisiche integrali, che possono influenzare gli elementi naturali con onde radio ad alta frequenza. Il significato di questo salto è comparabile al passaggio dall'arma bianca alle armi da fuoco, o dalle armi convenzionali a quelle nucleari". Alcuni scienziati temono che la ionosfera possa collassare per squilibrio elettrico, concludendo: "Possiamo davvero rischiare di manomettere qualcosa che ancora non comprendiamo del tutto, e che appartiene ad ogni forma di vita (non solo umana) su questo pianeta?"
Recentemente il presidente russo Putin ha annunciato di aver sviluppato un nuovo tipo di missile balistico telecomandato, in grado di mutare tragitto durante il viaggio e rendendo dunque virtualmente inutile la difesa dello scudo spaziale: che sia un bluff o no, è certo che i progetti militari Statunitensi degli ultimi anni hanno generato una corsa agli armamenti senza precedenti che andrebbe decisamente ridimensionata e regolamentata; purtroppo, ciò viene ostacolato dal fatto che l'unica superpotenza rimasta si sia arrogata il diritto di giudicarli a seconda dei propri interessi come malvagi o meno, venendo così di fatto a creare le premesse per una nuova guerra fredda di dimensioni globali.
La Russia stessa ha portato avanti alcuni progetti basati sulle scoperte di Tesla fin dagli anni Cinquanta, in parallelo alle sperimentazioni degli Stati Uniti, salvo poi rallentarli anche a causa del collasso economico. Chissà se un certo Emmanuel Todd, il ricercatore francese che predisse la fine dell' impero sovietico nel 1976 ("Il crollo finale"), non abbia ragione ancora questa volta: analizzando gli stessi indicatori, nel suo ultimo lavoro "Dopo l'impero", del 2003, ha preannunciato la dissoluzione dell'ultima restante superpotenza.
Per ora, la Cina tace.
Come affermò Brecht: "La scienza, al servizio del potere, crea solo danni all'intera Umanità".
Scritto da Roberto Toso per www.luogocomune.net
Fonti: The New York Times, Heart Island Journal, BBC, Canadian Working TV, Earthpulse Press, altre.
LINKS:
(1) Sito ufficiale del progetto HAARP: www.haarp.alaska.edu
(2) L'intera analisi e' visionabile all'indirizzo http://www.au.af.mil/au/2025/
(3) A questo proposito si leggano le analisi di Michel Chossudovksy, www.globalresearch.ca
Due o tre cose della Bibbia che non sappiamo
Il "cristianesimo" quindi è, in un certo senso, una "libera interpretazione" della Bibbia originale ebraica, rivista, tramite l'aggiunta dei Vangeli, alla luce della predicazione di Gesù. La differenza fondamentale fra le due religioni sta proprio nel fatto che l'ebraismo non riconosce nella fìgura di Gesù il "Messia" annunciato dalle profezie bibliche, mentre il cristianesimo sì.
In questa sede, comunque, per "Bibbia" intendiamo esclusivamente il testo sacro, o Tanach, composto dei 39 singoli libri originali (Isaia, Ezechiele, Genesi, Esodo...ecc.) del canone ebraico. (Lista che, per la precisione, differisce per alcuni libri da quella adottata dal nostro "Vecchio Testamento").
I PARTE - BREVE STORIA DELLA BIBBIA
ORIGINE E CONTENUTO
Va detto innanzitutto che la Bibbia non è affatto un testo unitario, ma piuttosto un intricato compendio di tradizione orale, di fonti storiche, di miti e leggende popolari, sia locali che importate, di scritti dei vari profeti, di leggi e regole per l'igiene e la nutrizione, di poesie, canti e proverbi di ogni tipo. In altre parole, una summa cumulativa di tutto il sapere contemporaneo di quella regione, che cominciò a prendere forma definitiva, e ad essere considerata "Legge di Dio", soltanto intorno all'ottavo secolo avanti Cristo. Più avanti parleremo dell'effettiva stesura dei testi, che iniziò in quel periodo, per mano di scribi che non erano in nessun modo gli autori del testo originale.
IL TESTO ORIGINALE
I testi biblici erano scritti - in ebraico antico ovviamente, eccetto per brevi segmenti in aramaico - su lunghi rotoli di pelle, o di pergamena. Ben lungi dall'essere leggibili a prima vista, però, questi rotoli apparivano al lettore come una sequenza interminabile di lettere, dalla prima all'ultima riga. (In realtà, come si vede dalla foto accanto, ogni tanto ci sono delle spaziature multiple, che indicano però delle pause "emotive", e non hanno nulla a che vedere con la composizione delle singola parole).
P r a t i c a m e n t e l a b i b b i a a p p a r i v a s c r i t t a c o s ì
Non sono indicate le parole vere e proprie, ma devi trovartele tu, separando i gruppi di lettere al punto giusto. E siccome in realtà gli ebrei non scrivevano nemmeno le vocali, l'equivalente per noi sarebbe stato questo:
P r t c m n t l b b b p p r v s c r t t c s
Moltiplicate questo rebus per circa 2 milioni e mezzo di lettere consecutive, ed avrete davanti la Bibbia originale.
INTERPRETABILITA'
Il problema dell'"interpretabilità" della Bibbia è quindi a strati multipli, poichè bisogna prima di tutto mettersi d'accordo su quello che c'è effettivamente scritto sopra. Soltanto dopo si potrà affrontare un'eventuale lettura allegorica, o simbolica, del testo, e casomai, in ultimo, quella ancor più complessa ed arcana detta esoterica, o "cabalistica".
In un testo cosi lungo si verificano, per pura legge statistica, migliaia di casi in cui certe lettere possono essere attribuite sia alla parola precedente che a quella seguente, dando comunque un senso compiuto. L'udito, oppure lu dito? (Per un sardo, il problema potrebbe anche porsi).
Vi sono poi altrettanti casi in cui la variazione delle semplici vocali può dare adito a letture completamente diverse. Una cosa è dire "ti amo tanto", ben altra è dire "tu mi tenti", anche se le consonanti - t m t n t - rimangono le stesse. (Per non parlare poi di "temo i tonti", o di "Tom è tinto").
Naturalmente, nel corso del tempo le varie generazioni di rabbini sono giunte ad un consenso di massima sul significato di ogni frase, che è rispecchiato dalla moderna versione ebraica della Bibbia. Già che c'erano hanno pensato bene di aggiungere anche le vocali, e di staccare le parole. Anche l'occhio vuole la sua parte.
AUTENTICITA'
Come facciamo noi a sapere che questa versione "ufficiale" corrisponde davvero all'antico originale? In fondo, abbiamo visto come i Vangeli canonici siano stati martoriati, nel corso dei primi secoli, da correzioni, tagli e interpolazioni di ogni genere, volute dai padri della chiesa per adattare il credo, originariamente nato in Palestina, al mondo e alla mentalità dei gentili.
Per quel che riguarda la Bibbia, diciamo innanzitutto che per "originale" si intende, in realtà, la versione redatta nel 539 a.C. dal profeta Ezra, sulla via del ritorno da Babilonia, andando completamente a memoria. I "veri" testi antichi, infatti, erano stati tutti distrutti nel rogo del Primo Tempio, dai soldati di Nabuccodonosor. Fortunatamente sono stati ritrovati, nell'ultimo dopoguerra, i cosiddetti Rotoli del Mar Morto, dei libri sacri che la comunità sacerdotale degli Esseni aveva nascoto nelle inaccessibili grotte di Qumran (v. foto), e che così sono sfuggiti anche alla distruzione del Secondo Tempio, ad opera dei Romani, nel 70 d.C.
Fra questi rotoli si è ritrovato un libro quasi completo di Isaia (foto sotto), che antedatava l'esodo di Babilonia, e che risultò essere identico, lettera per lettera, alla versione tramandataci a memoria da Ezra.
Questa fu messa definitivamente per iscritto nel secondo secolo a.C., nella versione cosiddetta "masoretica", della quale però nessun originale riuscì a superare intatto le intemperie della storia. Il più antico testo completo della Bibbia ebraica disponibile oggi è il Codex Leningradensis, che è una copia del masoretico che fu redatta "soltanto" nel 1008 dopo Cristo.
Nonostante questo, grazie ad una seri di complicatissimi riscontri incrociati fra tutti i reperti biblici ritrovati finora - dal completo Isaia di Qumran, al più microscopico frammento di testo sacro - è stato possibile affermare con relativa certezza che la Bibbia ebraica contemporanea, cioè la versione masoretica, corrisponda fedelmente al testo originale del tempo dei profeti.
Ma vediamo adesso che cosa dice questo testo originale, nella sua traduzione letterale.
II PARTE - IL CONFRONTO CON L'ORIGINALE
IL PENTATEUCO
La tradizione vuole che i primi 5 libri della Bibbia, che noi chiamiamo Pentateuco, e gli ebrei Torah, siano stati scritti direttamente da Mosè, intorno al 1200 a.C. Fra questi sicuramente il piu importante è il primo, che noi chiamiamo Genesi, e gli ebrei chiamano Behreshit ("l'inizio"). In esso si descrivono sia la cosmogenesi che l'antropogenesi, cioè la nascita del mondo materiale, e quella dell'Uomo e delle altre forme viventi.
LA GENESI
Se ora noi confrontassimo il testo originale della Behreshit con quello della nostra Genesi, rimarremmo probabilmente di stucco. Che dire, ad esempio, di fronte alla scoperta che il mondo non sarebbe stato creato affatto da "Dio" (singolare maschile), ma da una allegra combriccola di "Dei"? Il termine Elohim infatti, che nella nostra Genesi è tradotto con "Dio", in ebraico è solo plurale, ed è sia maschile che femminile. (Qualcuno ricorda la frase "infelice" di Papa Luciani, che prima di morire volle farci sapere a tutti i costi che "Dio è uomo, ma anche donna"?).
Oppure, cosa dire di fronte al fatto che non fu l'uomo ad essere fatto "a sua immagine e somiglianza", ma è l'umanità che fu fatta "ricalcando i loro contorni"? Cioè, proiettando dei loro "parametri" astratti, ideali, nel mondo concreto della materia. Una cosa è lo "stampino" della ceralacca - che fra l'altro ci ha condannato a visualizzare l'uomo barbuto che ci perseguita da millenni col bastone alzato - ben altra è pensare ad una "cristallizzazione" nel mondo denso della materia di un progetto ideale, tanto puro quanto assoluto. Nello stesso modo, in un certo senso, in cui un regista "sogna" il proprio film, e poi gli dà una forma concreta usando attori, pellicola e cineprese. (Curioso come gli Aborigeni d'Australia, il più antico popolo vivente sulla terra, chiamino la nostra dimensione terrena "dreamworld", il mondo dei sogni).
ELOHIM O JAVEH?
A chi si ritrovasse ora confuso sul "nome di Dio" originale, ricordiamo che è la Bibbia stessa a mescolare le carte, poichè a volte presenta il Creatore come Elohim, altre volte lo chiama Javeh, o Jehovah (Giavè, Geova), e più raramente Adonài (Signore, Padrone). Elohim però, come detto, è soltanto plurale, maschile e femminile insieme (significa letteralmente "coloro che sono in alto", "i signori di sopra"), mentre sia Javeh che Adonài sono al singolare maschile (in realtà Javeh è neutro, ma non pone comunque una questione di pluralità).
Ma perchè allora, viene da domandarsi, "Dio" nella nostra Bibbia è stato tradotto al singolare? Qui non sta certo a noi rispondere, e possiamo al massimo avanzare un'ipotesi: già ai tempi dell'ebraismo, una delle chiavi unificatrici, a livello popolare, fu proprio l'introduzione del monoteismo (quante volte insiste a ricordarcelo, lo Javeh della Bibbia, che "non avrai altro Dio all'infuori di me"?). Un' altra cosa che contribuì a rinforzare l'impatto della nuova religione fu l'abolizione dell'idolatria. Fu quindi chiaro alla classe sacerdotale, già da allora, che meno "dispersione" simbolica c'è, nella mente del credente, più facile è per lui recepire il messaggio complessivo di quella religione.
Non stupisce quindi che i rabbini non amino troppo sentirsi chiedere "che cosa significa esattamente Elohim?", poichè dovrebbero introdurre una dimensione spirituale molto più complessa e delicata di quella del semplice "Dio" Javeh. Figuriamoci quindi gli stessi padri della chiesa cristiana, che già avevano mille problemi a mettersi d'accordo sui Vangeli canonici, che voglia avevano di rispettare anche questa distinzione, quando traducendo (in greco) tutto con "Dio", almeno quel problema non si poneva nemmeno. Accadde così che a loro volta gli anglosassoni, che tradussero dal greco - in inglese, con Erasmo da Rotterdam, ed in tedesco, con Martin Lutero - la loro versione della Bibbia, si ritrovarono come noi con un semplice "God" al singolare.
Ma perchè esiste, da dove origina, e cosa significa questo doppio presenza di Elohim e Javeh nella Bibbia originale? Questa è una domanda che assilla gli studiosi sin dai tempi dell'università di Tubinga, che agli inizi dell'800 dedicò un'intero ramo dei suoi studi all'esegesi biblica. Noi qui possiamo soltanto cercare di riassumere la tesi oggi generalmente più accettata, in cui tutto il materiale biblico sarebbe stato unificato, e messo per iscritto, da almeno quattro mani diverse, che sono riconoscibili dai diversi stili riscontrabili nell'arco della lettura. Questi stili però non si presentano in blocchi distinti e separati, ma si alternano ed accavallano in continuazione, a volte anche per pochi paragrafi, creando spesso una notevole confusione.
LE "CONTRADDIZIONI" NEL TESTO BIBLICO
Si potrebbero peraltro spiegare, in questo modo, certe contraddizioni plateali nel testo biblico, che dovrebbero saltare all'occhio anche del lettore meno attento. Nella Genesi, ad esempio, la stessa creazione viene raccontata non una ma due volte, a distanza di pochissime pagine, e in ordine capovolto una rispetto all'altra.
Nella prima versione viene creato prima l'Uomo, e poi tutti gli altri animali. Nella seconda, che appare a prima vista una semplice ripetizione, pochi paragrafi più sotto, vengono invece creati prima gli animali, e poi l'Uomo. Parimenti, all'inizio Uomo e Donna vengono creati insieme, poco più avanti l'Uomo precede la Donna, che viene creata dopo di lui.
In realtà la lista di contraddizioni - che di certo sono tali, se si legge il testo in maniera letterale - è abbastanza lunga da impegnare in discussioni che non terminerebbero mai. A queste andrebbero poi aggiunte le varie "imprecisioni scientifiche", come l'età della Terra fissata in circa seimila anni, oppure il fatto che la Terra sia "immobile al centro dell'universo, ben piantata sul suo piedestallo", che fu argomento del contendere sin dal tempo di Galileo. Tutto cambia, ovviamente, se si affronta la Bibbia come un testo a diversi livelli di lettura, ma questo ci porterebbe su un territorio che non siamo assolutamente preparati ad affrontare, e che esula comunque dal nostro intento.
Diciamo soltanto una cosa sull'apparente incompatibiltà fra Elohim e monoteismo. E' evidente che la "versione originale", con gli Elohim, ci propone non una molteplicità dispersiva di divinità, tutte in competizione una con l'altra, ma piuttostio una precisa gerarchia, armonica e ordinata, in cui Javeh starebbe molto più in alto di loro stessi. Nelle religioni orientali si trova una corrispondenza molto precisa, ad esempio, nei Cohan del buddhismo tibetano, che sono detti anche "i creatori della materia". Essi stessi sottostanno, gerarchicamente parlando, all'Uno Assoluto, esattamente come le mille divinità del pantheon indù rispondono obbedienti all'Ordine Assoluto del Brahma, o Uno Cosmico Universale. Nel Corano invece sono gli Arcangeli, ereditati dalla Bibbia ebraica, ad occuparsi del mondo materiale, sotto lo sguardo attento di Allah, e la stessa Bibbia nostrana ci parla ripetutamente di Angeli e Arcangeli, confermando quindi l'esistenza di una gerarchia superiore, funzionale ed omogenea, ma tutt'altro che dispersiva in senso politeistico.
TANTO RUMORE PER NULLA
Un'altra realizzazione, che potrebbe congelare in un solo istante le più accanite discussioni fra "evoluzionistì" e "creazionisti" (fra atei e credenti, alla fin dei conti) è che in realtà essi si accapigliano per nulla, poichè la Bibbia è un testo provvisorio, che va comunque sostituito da un'altro, che ancora non conosciamo. Purtroppo noi non la leggiamo quasi mai con attenzione critica, attivamente, ma ce la beviamo passivamente, "così com'è", e accade spesso di non cogliere dettagli importanti come questo.
Chi non ha mai letto, almeno una volta, la discesa dal Monte di Mosè, dopo che ha ricevuto da Javeh le Tavole della Legge? Ebbene, quando Mosè si accorge che il suo popolo non ha saputo aspettare, e si è messo ad adorare il vitello d'oro, dalla rabbia spezza le tavole di una legge che non si meritano, e le scaglia sotto il monte. E in seguito darà loro delle leggi molto più infantili, semplici e grossolane, in attesa che il suo popolo maturi e sia pronto a ricevere quelle vere.
Il problema è che Mosè poi è morto, Javeh è bel pò che non si fa più sentire, e a noi sono rimaste sul gobbo delle leggi crude, violente ed obsolete, scritte 3000 anni fa per un branco di nomadi ignoranti e adulatori. Volendo obbedire letteralmente alla Bibbia, ad esempio, se per caso nostro fratello morisse dopo il matrimonio, e noi invece non fossimo sposati, ci toccherebbe sposare per forza la cognata rimasta vedova, e fare subito un figlio con lei - anche se ha i baffi lunghi un metro. E se non lo facessimo, lei avrà il diritto di sputarci in faccia, davanti a tutta la famiglia riunita. (Chissà perchè certi cristiani si ricordano di citare la Bibbia solo quando gli serve contro gli omosessuali, o per giustificare schiavitù e pena di morte, ma poi si dimenticano completamente di osservare i mille obblighi come questo?)
A questo punto sorge però un dubbio: non sarà che questo Javeh è sparito apposta, perchè si aspetta magari che ci accorgiamo da soli di tutte queste incongruenze ridicole? Perchè non smettiamo per un attimo di seguire pedantemente la Bibbia come "parola di Dio", e proviamo invece a considerarla, alla pari di molti altri suoi equivalenti sulla Terra, come un prezioso documento storico, il cui valore spirituale - indipendentemente da chi sia stato a scriverla - va ricercato in profondità, in maniera attiva, cosciente e selettiva, e non soltanto "letto" in superficie, in maniera meccanica e passiva?
(Fatti non foste… )
Scritto da Massimo Mazzucco